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“L’amica geniale” e Ischia: l’isola al centro di tutto

Più che una scenografia, scorci e atmosfere ischitani sono protagonisti di una puntata della serie tv L’amica geniale, tratta dal romanzo di Elena Ferrante.

L’ isola non è semplicemente un luogo: la sua presenza si annuncia nei piccoli dettagli, la sua importanza è così profonda che a lei è dedicata, sin dal titolo, un’intera puntata de L’amica geniale. La serie tv, prodotta da Rai e HBO (con Wildside e Fandango), riprende l’omonimo libro di Elena Ferrante, il primo dei quattro romanzi napoletani che hanno conquistato pressoché tutto il mondo.

La storia di Ischia, del resto, è da sempre legata alla conquista di chi l’ha amata e celebrata. Dagli antichi greci ai giorni nostri, sono innumerevoli gli artisti che qui hanno trovato l’ispirazione, traendo nuova linfa creativa dai suoi panorami e dando poi alla luce dei capolavori: scrittori come Truman Capote e Pablo Neruda, poeti come W.H. Auden, drammaturghi come Henrik Hibsen e registi come Luchino Visconti sono solo alcuni che, qui a Ischia, hanno costruito il proprio buen retiro o semplicemente passato giorni indimenticabili.

Per quanto riguarda la misteriosa Elena Ferrante, sono due in particolare le opere della serie prima citata in cui compare Ischia: L’amica geniale e Storia del nuovo cognome. Nel primo, la protagonista, Elena Greco (detta Lena), sbarca sul molo di una Ischia di metà anni ‘50, dai colori vividi e le cui atmosfere sono tutt’altro che scomparse.

L’isola fra ispirazione letteraria e realtà

In questa puntata, l’isola d’Ischia non è solo una scenografia, bensì qualcosa di più, un elemento vitale e luminoso.
L’ambientazione ischitana non è inedita, anzi è presente, a volte colonna portante e altre semplice sfondo, in innumerevoli racconti e film. L’amica geniale eredita lo spirito letterario del luogo così come immaginato dalla Ferrante, diventando metafora di libertà, scoperta dell’amore, fiamma d’ispirazione, rinascita e percorso di crescita. In fondo, il racconto inizia proprio con la fuga verso l’isola e, viceversa, la fuga da essa trascina la storia alla sua conclusione. Si traccia insomma una sorta di cerchio nel quale Lena si evolve, così come si trasforma la sua visione della vita.
Quasi a sottolineare la sua importanza, Ischia non compare però all’improvviso: è annunciata da un quadro, quello che la maestra Oliviero tiene in casa e sul quale, varie volte, cade lo sguardo di Lena durante i pomeriggi passati a studiare. Anni dopo, il profilo di quell’isola montuosa in mezzo al mare prende forma tra le onde del Golfo di Napoli: per la precisione quando, per la prima volta nella sua vita, la ragazza si trova sola e lontana da casa. In questo senso, approdare a Ischia vuol dire lasciarsi alle spalle, mai così lontane prima d’ora, la miseria e le lotte intestine del quartiere Luttazzi, l’ingombrante presenza della madre, la figura dell’amica Lila.
Mentre la voce narrante di Alba Rohrwacher sottolinea proprio questo nuovo status, Lena sbarca dal vaporetto Capabianca, per trovarsi in un mondo totalmente nuovo, a cominciare da colori, vivacità, dal mare stesso: una catarsi per la protagonista, non una semplice vacanza, ma una liberazione che la investe, la scoperta di nuovi sentimenti, persino l’emancipazione e la presa di coscienza di sé.
Di radice letteraria è anche la ricerca storica, la ricostruzione di una Ischia meta ambita negli anni ‘50: quando Angelo Rizzoli fonda l’albergo Regina Isabella a Lacco Ameno, getta le basi di un turismo trascinato dal jet set internazionale (come la coppia Elizabeth Taylor e Richard Burton: tra i due si dice che la passione sia scoppiata proprio durante le riprese di Cleopatra, avvenute sull’isola). Accanto ad artisti e vip, non sono pochi coloro che a Ischia approdano per le proprietà delle acque termali.

Al di là delle pagine dei libri, quel che è certo che è che Ischia sia molto cambiata dalla metà del secolo scorso e che la realtà dello schermo, quasi mai, è quella effettiva. Geografia, toponomastica e gli stessi luoghi delle riprese abbandonano la fedeltà al reale per creare un immaginario il più possibile coinvolgente, fedele alla narrazione. Ad esempio, sin dalle prime scene compaiono da subito delle naïveté, sotto forma di lambrette che sfrecciano sul pontile, spiagge punteggiate da costumi sgargianti, banchetti di frutta e pescatori affaccendati con le proprie reti. Un po’ come avviene per Il talento di Mr. Ripley, quando si dona allo spettatore un sogno, lo stesso che da sempre rende sfavillante un luogo mitico.
La rievocazione del passato è comunque capillare, a partire dalle comparse. La scorsa estate, l’annuncio di reclutamento recitava infatti “Cerchiamo volti antichi, bruciati dal sole”. In circa duecento hanno partecipato alle riprese, terminate in pochi giorni e che hanno visto anche molti giovani, impegnati dall’alba al tramonto e diretti da Saverio Costanzo.
Dopo aver attraversato tutte queste atmosfere, Elena scappa proprio per tornare là dove è fuggita, in una narrazione circolare in cui l’isola è il vero fulcro.

I luoghi di Ischia ne L’amica geniale

Dal momento in cui sbarca sull’isola, Lena è investita dalla sua luce abbagliante, è sorpresa dalla vitalità del borgo di Ischia Ponte, salta sulla corriera diretta a Barano, passeggia per le strade acciottolate e si inerpica nei viottoli scavati nel tufo. In poche parole, scopre luoghi unici al mondo. E reali.
Per l’appunto, è il borgo di Ischia Ponte ad accogliere Elena sull’isola, con le sue antiche case bianche e pastello. Dal XIII secolo, marinai e pescatori vivono e lavorano qui, in un’isola dove da sempre la cultura contadina e di montagna domina, nel nome di quei contrasti che la rendono così caratteristica. Dalla fine del ‘700, quando i pirati danno tregua alle coste isolane, i commerci tornano a essere fiorenti e, mentre i nobili abbandonano la zona del castello e il borgo intorno, la gente di mare resta qui e qui stabilisce la propria casa; tra i vicoli stretti lastricati di pietra nei quali perdersi, la cosiddetta Mandra, e le strade dove sono incastonati tra le casette basse gli antichi palazzi nobiliari.
La sagoma del Castello Aragonese si staglia di lì a pochi passi, e accompagna i protagonisti anche durante alcune scene in notturna (i lampioni della passeggiata che conduce ai suoi piedi sono stati debitamente truccati per tornare alle atmosfere degli anni 50). Tra le sue mura c’è tutto quanto la storia può aver consegnato ai posteri: le esplorazioni dei greci siracusani, i fasti di Alfonso d’Aragona e Vittoria Colonna fino al bombardamento degli inglesi di inizio ‘800 (che, nel dramma, lascia le rovine di una chiesa che sono uno dei posti più pittoreschi, quando gli stucchi spezzati dalla polvere da sparo si stagliano contro il cielo blu). Il castello è rimasto in totale abbandono fino a che non è stato acquisito da un privato, un avvocato ischitano. Così ora si possono ammirare giardini, chiese, passeggiate, persino il cimitero delle monache, in un luogo che è veramente fuori da ogni concezione del tempo.
La corriera porta Elena, almeno secondo la narrazione, a Barano, dove sorge la casa presso la quale trascorre l’estate. Dal terrazzino, lo sguardo abbraccia il mediterraneo e la costa dell’isola, arrivando a intravedere Sant’Angelo. Per la precisione, la villetta ischitana di Elena è in via Giorgio Corafà, nell’antico borgo di Testaccio d’Ischia. Mi è stato raccontato che questo borgo è stato distrutto da eruzioni, ha visto gli attacchi dei pirati saraceni, ma era anche meta dei viaggiatori del ‘700 come George Berkeley. Un tempo è stato insomma tra i comuni più grandi dell’isola e che oggi invece se ne sta defilato, è strettamente legato alla leggenda di Tifeo. Si narra infatti che il gigante sia imprigionato proprio sotto l’isola e almeno tre località prendano il nome da parti del suo corpo: Testaccio, Panza e Ciglio. Peraltro, all’epoca del racconto questa stradina è l’unica che conduce alla vicina, e difficilmente accessibile, spiaggia dei Maronti.
Per l’appunto, i Maronti. Una delle più celebri spiagge di Ischia, più volte nominata tra le pagine del libro, è praticamente taciuta sul piccolo schermo. Non è difficile intuirne il motivo, dato che la si intravede solo in una scena notturna. Per le riprese di giorno, la troupe si è infatti trasferita a Sperlonga.
I protagonisti si addentrano anche in un sentiero stretto tra pareti tufacee, dove la luce del sole filtra attraverso il verde della vegetazione, conferendo alla scena una luce sospesa, irreale: il canyon di tufo va da Cava Scura a via Iesca, nel comune di Serrara Fontana. Qui ci si può perdere tra i giardini e vigneti, boschi di querce e fichi d’india che spuntano ai lati delle strade, fino ad arrivare al Sentiero delle Baie: perché questo nome? Da qui è possibile vedere la baia dei Maronti, ma anche quella si San Pancrazio e della Scarruppata, fino a che lo sguardo, quando il cielo è sereno non arriva a seguire il profilo di Capri.
In Storia del nuovo cognome, secondo capitolo della tetralogia di Elena Ferrante, Ischia ritorna. In particolare, qui si parla di un altro luogo che ha conquistato occhi e immaginazione di innumerevoli viaggiatori e artisti: la Chiesa del Soccorso di Forio. Arroccata su una parete rocciosa che si tuffa nel mare, di un bianco abbacinante durante il giorno e incastonata nella luce dei tramonti, questo luogo è descritto come indimenticabile dai personaggi stessi del libro.

Ne L’amica geniale, l’isola è libertà e una rinnovata consapevolezza di sé.
Poi è arrivata la fatidica domanda: “Cos’è, per te, l’isola?”. Non sono ancora del tutto certa di aver elaborato una risposta, quello che so è che, per me, rappresenta un luogo che è stato, e con tutta probabilità continuerà ad essere, rifugio, scoperta, meraviglia. In buona sostanza, quegli stati d’animo che fanno presa in momenti dal tasso di felicità incalcolabile. È il luogo dove ricordare cosa significhi stare bene, ritrovare se stessi. L’isola, spesso, sa essere tutto.

Be not afeard. The isle is full of noises,
Sounds, and sweet airs that give delight and hurt not.
Sometimes a thousand twangling instruments
Will hum about mine ears, and sometime voices
That, if I then had waked after long sleep,
Will make me sleep again. And then, in dreaming,
The clouds methought would open and show riches
Ready to drop upon me, that when I waked
I cried to dream again.

Shakespeare, “The Tempest” (3.2.131)

In apertura, il Castello Aragonese da Ischia Ponte (agosto 2018).

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