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La IV edizione di Foto/Industria riflette, attraverso la fotografia, il bisogno dell’uomo di costruire e ridefinire il proprio mondo.

A Bologna, Foto/Industria, la Biennale di Fotografia e dell’Industria, è alla quarta edizione: le dieci rassegne del centro storico e la mostra Anthropocene al MAST riflettono coralmente sul tema del costruire, azione umana per eccellenza. La riflessione emerge dai lavori di nomi storici della fotografia, André Kertész per citarne uno, al fianco di artisti contemporanei che hanno sviluppato, in parallelo alla propria ricerca stilistica, anche un percorso nell’industria, come Luigi Ghirri.

La vastità dell’intervento umano sull’ambiente e su ogni cosa che lo circonda è resa evidente dalla diversità dei soggetti e dei luoghi rappresentati nelle immagini degli autori. Macchina fondamentale per fabbricare l’immaginario degli ultimi due secoli e aggiornarlo costantemente, la fotografia è allo stesso tempo un indispensabile strumento di ricerca e un prodotto dell’inestinguibile bisogno dell’uomo di cambiare (e rivedere) il mondo.
— Francesco Zanot, Direttore Artistico.

Se da un lato costruire è un’azione che contraddistingue il senso stesso dell’esistenza umana, dall’altro le sue tracce sono oggetto di riflessione sempre più urgente, soprattutto in relazione all’ambiente. Intervengono così l’apporto della scienza, l’influsso della comunicazione, le ricerche dell’architettura e i cambiamenti dovuti dall’urbanizzazione.

Proprio nel rapporto tra uomo e ambiente si colloca la tecnosfera, ovvero l’insieme di quelle strutture progettate e realizzate dagli esseri umani. La definizione è del geologo Peter Haff, che la conia sei anni fa, e concretizza il concetto stimandone anche le dimensioni: 30 miliardi di miliardi di tonnellate di manufatti che poggiano sul globo. Il tutto in un’evoluzione pressoché inarrestabile, che si consuma in tempi sempre più veloci. Facile comprendere come tale peso influisca sulla vita umana e diventi indagine di scienziati, tecnici e artisti.

Le mostre di Foto/Industria a Bologna

A certain collector B
Yosuke Bandai 
I rifiuti sono protagonisti di riflessioni etiche, in quanto minaccia per uomo e ambiente, e filosofiche, come un prodotto artificiale che si ribella ai propri creatori. Gli scatti del fotografo di Tokyo catturano l’effimerità di sculture fragili, realizzate con materiali di ogni tipo, con una ricerca estetica meticolosa.
Dove: Museo Internazionale e Biblioteca della Musica (Strada Maggiore, 34)

Anthropocene
Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal, Nicholas De Pencier
L’uomo lascia sulla terra un’impronta indelebile, che assume sempre più i contorni di una ferita impossibile a rimarginarsi: in questa mostra, fotografia, cinema e realtà aumentata esplorano l’impatto dell’uomo sull’ambiente, combinandolo con tecnica di reportage e approccio scientifico. Gli esserei umani sono, di fatto, la forza determinante sulla terra e lAntropocene (dal greco anthropos, uomo) è una nuova era, di trasizione rspetto all’attuale Olocene, iniziata 11.700 anni fa.
Dove: Fondazione MAST (via Speranza 42)

Arquivo Urbano
Delio Jasse
Una serie di foto dedicata a Luanda, capitale della natia Angola, è realizzata dall’artista tramite la sovrapposizione di immagini, dai riflessi del passato coloniale alle idee che si proiettano verso il futuro, una vera e porpria utopia che poggia le basi sull’incertezza così diffusa nello sviluppo delle metropoli africane.
Dove: Fondazione del Monte – Palazzo Paltroni (via delle Donzelle 2)

H+
Matthieu Gafsou
La sigla H+ è l’abbreviazione di Transumanesimo, movimento che si pone come obiettivo il miglioramento di performance psichiche e cognitive tramite scienza e tecnologia: ecco il soggetto di Gafsou, che indaga quei dispositivi e quelle innovazioni in grado di rivoluzionare l’esistenza umana, dagli smartphone ai cibi sintetici, passando per i pacemaker.
Dove: Palazzo Pepoli Campogrande (via Castiglione 7)

Olympia
David Claerbout
Uno dei simboli più visionari del Terzo Reich, l’Olympiastadion di Berlino è stato concepito per riflettere l’immortalità del regime e per, nei progetti, resistere oltre mille anni. L’artista belga, grazie a un software, ne immagina così il progressivo e inesorabile decadimento in computer graphic, fino alla sua polverizzazione, per l’appunto tra un millennio.
Dove: Spazio Carbonesi – Palazzo Zambeccari

Paesaggi della Ruhr
Albert Renger-Patzsch
È uno dei maggiori esponenti della Nuova Oggettività tedesca e, tra il 1927 e il 1935, ha fotografato la regione della Ruhr. Il risultato? Un documentario su uno dei paesaggi industriali europei più densamente sfruttati, un reportage di 70 fotografie capace di influenzare le generazioni a venire, in area tedesca e non solo, un punto di partenza imprescindbile per il dibattito sull’urbanistica e sulla rigenerazione paesaggistica.
Dove: Pinacoteca Nazionale (via delle Belle Arti 6)

Porto di Genova
Lisetta Carmi
Sono due i lavori realizzati dalla grande fotografa nel 1964 e qui esposti: uno sul porto di Genova e uno sulla fabbrica Italsider, sempre nel capoluogo ligure. Forme maestose, inquietanti, si stagliano imponenti a confronto della piccolezza umana, seppur segnata dalla fatica. Colonna sonora della rassegna è La fabbrica illuminata di Luigi Nono, composta proprio negli stabilimenti sopra citati, registrando rumori dell’ambiente durante la visita dei due artisti.
Dove: Genus Bononiae – Santa Maria della Vita (via Clavature 8)

Prospecting Ocean
Armin Linke
Veicoli sottomarini a controllo remoto svelano i misteri delle acque più profonde, raccolti in collaborazione con tecnici e scienziati: ecco un intrico di tubi e macchinari all’avanguardia per l’estrazione delle risorse preziose, punto di partenza per il dibagttitoto sullo sfruttamento economico (e politico) delle stesse.
Dove: Biblioteca Universitaria di Bologna – BUB (via Zamboni 33/35)

Prospettive industriali
Luigi Ghirri
Un Ghirri inedito in questa mosta dove, per la prima volta, sono esposte le sue opere commissionate da grandi industrie, come Ferrari e Bulgari, molte mai viste prima. Qui a Foto/Industria è possibile scoprire le creazioni di Ghirri in tutto il processo lavorativo, dai provini ai progetti finali.
Dove: Palazzo Bentivoglio (via del Borgo San Pietro, 1)

Spectral City
Stephanie Syjuco
Fotografia, video e digitale: con immagini realizzate dal cable-car di Google, l’artista realizza un remake del film A Trip Down To Market Street, girato nel 1906 dai Miles Brothers. Già all’epoca, i registi posizionano una cinepresa su un veicolo ma, anni dopo, un terremoto distrugge San Francisco e gran parte degli edifici ripresi. Parallelamente, nel video della Syjuco, Google cancella ogni presenza umana, dando vita a una città spettrale.
Dove: MaMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (via Don Minzoni 14)

Tires/Viscose
André Kertész
Lo si ricorda insieme ai nomi di Cartier-Bresson e Frank, tra i maggiori esponenti della street photography con le sue città brulicanti di vita. Durante la guerra, Kertész fotografa le fabbriche Firestone, fornitrice di pneumatici alle truppe, e American Viscose Corporation, impegnata nella produzione di fibra sintetica. Dettagli da natura morta, uno stile nitido, sono il cuore di questi reportage inediti, che catturano una straordinaria umanità.
Dove: Fondazione Cassa di Risparmio – Casa Saraceni (via Luigi Carlo Farini 15)

Immagine in apertura:
ANDRÉ KERTÉSZ – Fondazione Carisbo – Casa Saraceni
American Viscose Corporation, Marcus Hook, Pennsylvania, 1944
Donation André Kertész, Ministère de la Culture (France), Médiathèque de l’architecture et du patrimoine, diffusion RMN-GP

Nel testo:
© Yosuke Bandai. Courtesy of TARO NASU, Tokyo

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