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Nipote e allievo del Canaletto, Bernardo Bellotto lascia (diciottenne) Venezia. In Toscana, rivoluziona la pittura. A Lucca, per la prima volta, sono raccolte diverse sue opere, recuperate in tutta Europa.

C hissà se, da bambino, Bernardo Bellotto frequenta già l’atelier di suo zio, Antonio Canal, il Canaletto. Qui, oltre a cimentarsi con i primi disegni, può aver visto con i propri occhi la pittura veneziana (e non solo) scossa da una rivoluzione. Una delle tante, da quelle parti, a dire il vero.

Dalle immagini di Venezia al vedutismo toscano

Ciò che è molto probabile è che, nell’atelier di Canaletto, Bernardo Bellotto abbia incrociato personaggi veneziani di spicco, nobili britannici, viaggiatori del Grand Tour, e alcuni di questi avranno un ruolo importante nella sua vita. Inoltre, proprio qui riceve un regolare apprendistato da uno dei massimi pittori dell’epoca, assimilando le tecniche compositve così tanto da confondersi con gli originali dello zio. Bellotto cresce imparando insomma da un maestro d’eccezione, almeno fino a un preciso momento della sua vita, nel 1740 (una novità emersa peraltro dai nuovi studi, che hanno sempre collacato questo evento un paio di anni più tardi): è il momento in cui intraprende il suo viaggio in Toscana.
Da eccellente allievo, Bellotto imbocca la sua strada personale, sviluppa uno stile, affina la tecnica, si prepara a diventare uno dei più rappresentativi pittori veneziani. E non solo: Giuseppe Zocchi, maestro del vedutismo toscano, lo assurge a punto di riferimento.

Una concorrenza di idee coraggiose e brillanti è all’origine del viaggio di Bellotto a Firenze nel 1740. La prima, e fondamentale, è quella architettata dal marchese Andrea Gerini con il conoscitore e antiquario veneziano Anton Maria Zanetti di Girolamo, suo amico e consigliere, di dare vita al vedutismo fiorentino. La seconda è quella di conferire al nascente vedutismo fiorentino del Settecento la modernità illuminista di Canaletto, invitando a Firenze il suo nipote e allievo Bernardo Bellotto, come maestro di prospettiva e tecnica pittorica, riconoscendone, benché giovanissimo, il genio”.
— Bożena Anna Kowalczyk, curatore della mostra e tra i maggiori studiosi di Canaletto e Bellotto

Che la missione di fondare e dare lustro al vedutismo fiorentino sia affidata a un artista giovane (ecco l’importanza della nuova collocazione temporale) è un investitura di non poco conto. Bellotto, del resto, ha un grande mecenate in Anton Maria  Zanetti di Girolamo, uno dei più in vista e  pressoché infallibili del secolo, con una fitta rete di pr internazionali. Di sicuro, vocazione all’autonomia e desiderio di svincolarsi dall’ombra dello zio, che aleggia per i canali veneziani e nelle collezioni più prestigiose, è un ottimo propulsore per un emergente, ma sembra ovvio che le motivazioni della sua svolta siano più radicate.
Come finanzia il viaggio toscano? Proprio Zanetti entra in scena, attingendo dalla borsa di Gerini e, il 22 aprile del 1740, pagando trentasei filippi (20 zecchini) un quadro di Bellotto, Il canale di Santa Chiara. Con un guadagno pari a quello di un piccolo quadro di Canaletto, Bellotto lascia la laguna.

Il viaggio in Toscana di Bellotto: artista precoce e precursore

Quando Bellotto arriva in Toscana, l’apprendistato gli è servito: esegue schizzi con la camera ottica che contengono già prospettiva e dettagli del luogo, ricomposti in studio e danno vita non a uno, bensì a numerosi dipinti, proprio come da insegnamento dello zio. E oggi molte opere così realizzate, e disseminate nei musei di tutta Europa, sono riunite a Lucca, nelle sale della Fondazione Ragghianti, nella mostra Bernardo Bellotto. 1740. Il viaggio in Toscana.
Proprio a Lucca nasce un dipinto fondamentale che, dal City Art Museum di York, attraversa la Manica per tornare proprio nel luogo che lo ha ispirato: Piazza San Martino con la cattedrale. Insieme a lui, arrivano anche cinque preziosi disegni della città Toscana, di solito ben custoditi alla British Library dai primi del XIX secolo, nella collezione cartografica nientemeno che di re Giorgio IV. Un pezzo importante non solo nella storia artistica del pittore, ma anche una fonte documentale di rara importanza per Lucca.
Così come noi, anche i contemporanei di Bellotto rimangono affascinati: alcuni dipinti in mostra, eseguiti da altri pittori Luca Carlevarijs, Giuseppe Zocchi nonché alcuni anonimi, sono delle copie della veduta di piazza San Martino, a testimoniarne il valore.

Il successo di Bellotto

Quando Bernardo Bellotto arriva a Lucca, le vedute veneziane, parecchie anonime, sono già nelle collezioni lucchesi, come quella di Stefano Conti, che commissiona opere anche a Canaletto. Quel tipo di pittura, i grandi nomi a essa legati, son già note e quindi terreno pronto alla sua fama.

Bellotto a Lucca lavora da privilegiato, un giovane pittore innovativo, all’avanguardia, che descrive la cattedrale e la sua struttura, al centro della curtis aeclesiae della città e, ricercando quattro punti di vista diversi, si muove liberamente tra le stanze dell’arcivescovado, sale persino sul tetto, accede al piano nobile del palazzo Bernardi e s’affaccia alla finestra della chiesa di San Giuseppe. Il solo dipinto eseguito, Piazza San Martino con la cattedrale, rimane in una collezione lucchese almeno fino ai primi anni dell’Ottocento – per apparire solo alla fine del secolo in Inghilterra –, ammirato e copiato da artisti locali, l’unica emblematica veduta della Lucca del Settecento.
Bożena Anna Kowalczyk

A proposito della Toscana, Lucca non è l’unica protagonista: non può mancare infatti Firenze. Ecco allora emergere quelle vedute che hanno conquistato Bellotto come i turisti alla metà degli anni 40 del settecento, da Piazza della Signoria alle rive del fiume. Questi dipinti arrivano da musei quali il  Szépmúvészeti Múzeum di Budapest e il Fitzwilliam Museum di Cambridge. Spunta anche un aveduta di Livorno, uno schizzo a penna eseguito venti anni più tardi rispetto a questi, proveniente dal Victoria & Albert Museum di Londra.

Non solo la professione ma anche l’affetto lega Bellotto alla Toscana: a Firenze, dei fratelli Michele diventa un tipografo affermato e poi si trasferisce al servizio del vescovado di Arezzo, Pietro lo segue calcando la strada della pittura, Fiorenza, la madre (nonché sorella di canaletto) si trasferisce ad Arezzo.
Bellotto continua a viaggiare, tocca Roma, visita poi l’Italia settentrionale e, nella seconda metà degli anni ‘40, viaggia in Europa Centrale. Finirà la sua vita a Varsavia ma oggi, per la prima volta, le sue opere sono tutte insieme nel cuore della Toscana.

 

Bernardo Bellotto 1740. Il viaggio in Toscana.
Fondazione Ragghianti di Lucca, dal 12 ottobre 2019 al 7 gennaio 2020

 

Immagine in apertura: Piazza San Martino con la cattedrale, Lucca, 1740 (York, City Art Gallery); nell’articolo: L’Arno verso il ponte alla Carraia, Firenze, 1743-1744 (Cambridge, Fitzwilliam Museum).

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