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The Falseness of Holes è l’installazione site specific di Aleksandra Domanović alla GAM di Milano, in dialogo con l’opera di Medardo Rosso.

A vincere la V edizione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura è lei,
Aleksandra Domanović. E oggi, la Sala del Parnaso della GAM di Milano ospita The Falseness of Holes, la sua installazione site specific, immersiva e sorprendente già nel suo aspetto creativo.
L’artista è stata ispirata proprio da una visita alla GAM, durante la quale incontra per la prima volta le opere di Medardo Rosso: del rivoluzionario scultore la impressiona da un lato il ruolo centrale della tecnologia, in particolare della fotografia, nel processo creativo; dall’altro la volontà dell’autore di far sbiadire l’importanza della materia nelle sue creazioni.

Il dialogo tra Aleksandra Domanović e Medardo Rosso

Per la Domanović, aspetto materico e digitale si fondono nella sperimentalità di The Falseness of Holes, seguendo proprio la lezione di Rosso: le sue sculture la affascinano in quanto vera espressività intrappolata nella materia, mentre a sedurla è l’utilizzo dello strumento fotografico.

Ho sempre considerato Medardo Rosso come il capostipite degli scultori del Novecento, il primo di quei maestri – tra i quali voglio ricordare Arturo Martini e Umberto Boccioni – che avvertirono la “necessità” della scultura, cioè la sua ragion d’essere, che è forma e spazio. La materialità indifferenziata e impalpabile dei busti e delle figure di Medardo Rosso, che direi quasi informale, crea una cesura netta con tutto quello che viene prima, con l’esperienza dei suoi contemporanei, e avvia un rinnovamento della scultura che, attraverso tutto il corso del Novecento, arriva fino a oggi.
— Arnaldo Pomodoro

Attirata dalla reinvenzione della scultura tramite la fotografia, in un dialogo tra arti e tecnologie, la Domanović lavora così su due versanti: la rilettura dell’opera di Medardo Rosso e lo studio della sala in cui è esposta.

Secondo Rosso, una scultura non è finita ma “intrappolata” quando viene lasciata in una sola forma. Le tecnologie fotografiche gli hanno permesso di trascendere l’elemento fisico della scultura, di trovare nuovi modi e nuove versioni per immortalare l’opera senza fare ricorso all’originale.
— Aleksandra Domanović

Così, nell’Ottocento, la finzione nella scultura avviene attraverso l’uso di materiali diversi (ad esempio, con il tromp-d’oeuil e con la fotografia), oggi è possibile considerare l’utilizzo della realtà aumentata.

Perché “La portinaia” di Medardo Rosso?

Tra le diverse opere, La portinaia merita un’attenzione particolare. È una delle prime opere impressionistiche di Medardo Rosso, realizzata nei primi anni ‘80 dell’Ottocento e donata alla GAM dallo stesso nel 1922. L’opera è stata danneggiata, forse in seguito alla guerra, e l’attuale esposta è una fedele replica, realizzata da Francesco Rosso, figlio di Medardo.
È l’opera che nasce per esorcizzare un periodo di crisi dell’artista, continuamente sollecitato a creare proprio dalla portinaia del suo palazzo.
Nell’opera della Domanović, lo spettatore (nonché protagonista dell’evento) è guidato proprio da questa figura nella sua esperienza e segue i suoi suggerimenti, proprio come ha fatto Rosso in vita.

Rosso ha detto che le sue fotografie sono versioni delle sue sculture; Duchamp ha detto che il ready-made è una scultura; e Nancy Holt ha dichiarato che un panorama può essere un’opera d’arte. Io dico che questa app è una scultura, ma non so se costituisca un gioco.
— Aleksandra Domanović

Come si crea questa interazione? Tramite una app installata sul proprio smartphone: muovendosi dalla scultura al centro della sala, si è guidati in diversi punti dove sono collocati, virtualmente, degli oggetti, visualizzati sullo schermo. Da qui, si accede a dei varchi  che conducono in ambienti di realtà aumentata.
Tali ambienti fanno parte della memoria più intima dell’artista per arrivare a una più ampia visione dell’arte.
Ci si trova così in una classe scolastica con un ritratto di Tito e, successivamente, nel deserto del Nevada, raggiunto attraverso un richiamo ai Sun Tunnels di Nancy Holt. È stata proprio l’artista a sostenere per prima che la scultura sia il paesaggio stesso, visibile attraverso i suoi tunnel. Peraltro, anche le incisioni del basamento creato dalla Domanović a La portinaia, indispensabili per l’avvio della realtà aumentata, rappresentano la costellazione della Colomba, utilizzata proprio dalla Holt nella sua opera di land art. Le linee arrivano invece dal monumento di Bubanji in Serbia, patria di Aleksandra Domanović. Un altro ambiente è rappresentato dallo studio ginecologico, come quello della madre, e qui emerge una interessante osservazione: le sculture di Medardo Rosso non sembrano forse delle ecografie in 3D?

The Falseness of Holes
Dal 12 novembre 2019 al 6 gennaio 2020
GAM – Galleria d’Arte Contemporanea di Milano
Via Palestro, 16

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