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Una narrazione del XX secolo attraverso l’eterogeneità dei suoi linguaggi: ecco L’archivio animato della fondazione Cirulli

Quale modo migliore di raccontare la storia del XX secolo, se non attraverso i diversi linguaggi e le molteplici prospettive che lo hanno caratterizzato? Ecco allora il senso de L’archivio animato. Lavori in corso, più che una mostra, un laboratorio che racchiude fotografia, cinema, pubblicità, televisione e ogni tipo di forma comunicativa e artistica, dal design industriale alle arti figurative, nel raccontare lo sviluppo della creatività italiana.
Le venti sezioni de L’archivio animato accolgono oltre 200 opere, un ibrido tra l’archivio e lo spazio espositivo, e un vasta eterogeneità di linguaggi in un’unica narrazione. Il progetto è realizzato con la consulenza e supervisione di Jeffrey Schnapp, fondatore e direttore del metaLAB dell’Università di Harvard e voce di riferimento dell’umanistica digitale.

Il racconto de L’archivio animato nei suoi diversi linguaggi

Raccontare il Novecento significa innanzitutto assecondare un’espressività in costante cambiamento, che utilizza strumenti diversi, comunica con media che si evolvono – sempre più rapidamente – insieme alla tecnologia. Così, si passa dai capolavori della pittura alle arti decorative, approcciando il design industriale. I risultati? Quadri, sculture, ma anche oggetti di uso quotidiano, manifesti, tessuti, riviste e tutte le forme di comunicazione socio culturale che hanno caratterizzato, in un vero e proprio racconto polifonico, il Ventesimo Secolo, si muovono all’unisono.

Alcuni esempi? Tra le diverse sezioni, ne Il tessuto della modernità è possibile scoprire progetti grafici per i tessuti di arredamento, realizzati negli anni Cinquanta da firme quali Gio Ponti, Lucio Fontana e Bice Lazzari. Ancora, con Fermo immagine, il cinema e la televisione del boom economico irrompono nella vita sociale, culturale e nel quotidiano, così come ripreso in Munari, Carboni e la RAI: quanto è stata innovata la televisione pubblica da questi due artisti? A questo proposito, anche la pubblicità assurge a forma artistica riconosciuta, basti pensare pubblicità: dal pannello decorativo realizzato da Xanti Schawinsky, vate del Bauhaus, per il negozio Olivetti di Torino.

Abbiamo voluto allontanarci da formati espositivi museali troppo rigidi per avventurarci in una sorta di ”terra di nessuno”, in cui invece del grande racconto si cerca la molteplicità, la simultaneità e l’agilità, valori futuristi per eccellenza (ma anche valori del tutto contemporanei), tramite l’adozione di formati ibridi, leggeri e freschi.

Jeffrey Schnapp

Infine, menzione d’onore per la location, la sede della Fondazione Cirulli, simbolo dell’architettura moderna italiana, progettato e costruito nel 1960 da Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Dino Gavina.

Bonus: dietro le quinte di Federico Fellini

Lo scorso settembre, una sezione si è aggiunta alla mostra:  Federico Fellini dietro le quinte, curata di Nicola Lucchi, un omaggio a Federico Fellini nel centenario della sua nascita.
Qui sono raccolti diversi materiali esclusivi conservati proprio nell’archivio della Fondazione Cirulli, in grado di raccontare da un lato i capolavori della cinematografia firmati dal regista, dall’altro il sodalizio con arti visive e artigianato artistico.
Il linguaggio felliniano è infatti incessante contaminazione con arti, letteratura, cultura popolare, basti pensare alle maschere del Satyricon. Dietro questi simulacri, dietro ogni scenografia e costume, un lavoro accurato di progettazione, una schiera di maestranze impegnate della creazione di veri e propri capolavori. È il caso dello scenografo e costumista Danilo Donati (che ha collaborato anche, per fare un nome, con Pier Paolo Pasolini), che qui emerge attraverso l’esame di tre film come Amarcord, Satyricon e Casanova, grazie a studi e bozzetti originali. Allo stesso modo, gli scatti di Pino Settanni, sottolineano questo legame tra le arti: in particolare due fotografie di Fellini, parte della serie Ritratti in nero. Per questo progetto, Settanni ritrae nello storico studio di Via Ripetta 226 monoliti della cultura vestiti di nero e con un oggetto significativo tra le mani. E Fellini? Eccolo, mentre lancia in aria delle matite colorate.

L’archivio animato. Lavori in corso
Fondazione Massimo e Sonia Cirulli
via Emilia 275, San Lazzaro di Savena (Bologna)
fino al 13 dicembre 2020
Per info: fondazionecirulli.org

Immagine in apertura: Carlés Buïgas, Esposizione Universale di Roma del 1942, studio per il progetto “Giardini Luminosi” (tecnica mista su cartoncino, 1940)

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