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CinemaRiflessioni

25 aprile oggi e sempre: le donne della Resistenza

Nel 1965, Liliana Cavani realizza il documentario La donna nella Resistenza, opera da scoprire per riflettere, oggi e sempre, sul senso del 25 aprile e sul ruolo delle donne nella Liberazione.

Partigiane in via Brera (Milano) - 25 aprile

Libertà è una parola che viviamo ogni giorno: libertà di professare opinioni, discuterne e scriverne, essere parte attiva della società con il voto, manifestare, attivarsi per migliorare e progredire in nome del rispetto per persone, ambiente, idee. Libertà è essere, crescere, dissentire.
Tutto questo, e molto altro, è racchiuso nel 25 aprile.

Una delle (molte) lezioni datate 25 aprile

Una delle lezioni lasciate della Resistenza, è l’idea della nascita di un’Europa dei popoli e di pace: no, non siamo ancora arrivati al progetto compiuto, ci sono momenti in cui non potremmo essere più distanti dall’obiettivo, basta uno sguardo intorno. Eppure, resta un insegnamento imprescindibile, resta la convinzione che «Noi tutti possiamo essere costruttori di un mondo nuovo, fondato su democrazia, solidarietà, dignità della persona», per citare Ardemia Oriani del Coordinamento donne di Anpi.
Oggi più che mai, nel contesto di pandemia, crisi climatica, guerre come quella in Ucraina, l’insegnamento non deve sbiadire.
Tutto ciò è passato attraverso chi da sempre lotta per affermare il proprio ruolo, per trasmettere alle generazioni la consapevolezza, la forza di non soccombere allo stigma e camminare, giorno dopo giorno, con fatica, verso la piena affermazione di sé in famiglia, sul lavoro, nell’arte, nello sport e in ogni ambito di ogni singola ora della vita quotidiana, dal primo vagito all’ultimo respiro: le donne. 

La donna nella Resistenza di Liliana Cavani

Negli archivi Rai, è conservato un documentario realizzato da Liliana Cavani nel 1965, in occasione del ventennale della Liberazione: La donna nella resistenza è un’inchiesta preziosa, necessaria, dal valore inestimabile. 
Tra le immagini in bianco e nero, scorrono volti e parole delle donne impegnate nella lotta antifascista, senza filtri ideologici, senza orpelli: sono testimonianze raccontate con una semplicità straziante e cruda, vite trasformate da una scelta fatta nel nome di un futuro migliore. Mi piace parafrasare il titolo e parlare di donne, al plurale: donne unite, nelle loro diverse formazioni, esperienze e idee, nel nome della libertà.

Se Arrigo Boldrini, partigiano e politico, sosteneva che senza le donne non ci sarebbe mai stata la Resistenza, va ricordato che la Resistenza femminile non nasce dal nulla, dopo l’Armistizio, bensì affonda profonde ragioni nell’antifascismo. Ogni donna, durante il Regime, è un involucro: madre dei futuri italiani, soldati da inviare alla conquista del mondo, confinata tra le mura domestiche, con strade professionali sbarrate e condizioni lavorative e sociali tutt’altro che paritarie.
«C’è una rete di 70 mila donne organizzate in tutta italia» continua Oriani, «Una resistenza che avviene quotidianamente, con assistenza ai partigiani, scambio di informazioni e altre attività. Questo determina l’embrione del futuro welfare municipale». 
La presenza delle donne produce conoscenza sul territorio, su come dare assistenza, reale, nella costruzione di quei servizi che saranno tassello fondamentale della futura Repubblica. Al tempo stesso, molte donne scelgono la strada armata contro una violenza inaccettabile, altre diventano parte attiva nel fornire informazioni, documenti, viveri ai partigiani.

Qui puoi guardare su RaiPlay il documentario La donna nella Resistenza, episodio n.6 della serie La TV di Liliana Cavani. Un romanzo di formazione.

Nel documentario di Liliana Cavani, è presente la testimonianza di Marcella Ficca Monaco, la patriota citata da Radio Londra nell’annunciare la liberazione di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat, in cui avrà un ruolo determinante, imprigionati nel carcere di Regina Coeli; tra i racconti emergono i ricordi di torture, addii, del campo di concentramento femminile di Ravensbrück.
«Chi ha fatto questa vita, non è più tornata a casa» sottolinea Oriani: l’attivismo sociale e politico diventano un nuovo punto di partenza. Molte, ad esempio, entrano a far parte della costituente (un nome celebre: Nilde Iotti), che ha dato come frutto un certo documento scritto da donne e uomini liberi.

Quindi, se la domanda, spesso provocatoria e frutto di un magma irrisolto con la storia, è «Ha senso celebrare il 25 aprile?», la risposta sarà la stessa, ogni anno: sì, che sia 25 aprile sempre.

Un approfondimento: l’annuncio della Liberazione

Il 25 aprile 1945, alle dieci di sera, Radio Busto Arsizio è la prima ad annunciare la Liberazione d’Italia

Grazie ad Anna Rusconi, al Circolo Gagarin e all’Anpi di Busto Arsizio (Varese).

Immagine in apertura: Partigiane a Brera, Milano (Wikipedia).

Samantha Colombo

Samantha Colombo

Digital editor ed entusiasta delle parole per professione, etnomusicologa di formazione: scrivo, su carta e online, aiuto le persone a esprimersi attraverso la scrittura e navigo serena nella SEO editoriale. Un paio di cose su di me? Nell’anno della mia nascita, i Talking Heads pubblicano «Remain In Light» e la Cnn inaugura le trasmissioni.  Ho una newsletter, i Dispacci, e il mio primo romanzo è «Polvere e cenere».

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