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Tra i padiglioni del Lingotto e gli eventi del Salone Off, scrittura e lettura regnano sovrane

 

O gni anno, l’appuntamento è imprescindibile: il Salone Internazionale del Libro di Torino non è solo una fiera dedicata al mondo dell’editoria e agli amanti dei libri, bensì un punto di riferimento, incontro e confronto tra tutti i protagonisti di un sistema complesso. E intendo dire tutti, nessuno escluso, dall’autore più prolifico al lettore occasionale, passando per editori, agenti letterari, correttori di bozze e via dicendo. Un luogo dove insomma è sì possibile acquistare dei libri, ma anche e soprattutto considerare lo stato dell’arte di un settore che vive di grandi crisi, sprezzanti rinascite e perenne movimento.

Quest’anno è inoltre una data importante: per i suoi 30 anni, il Salone del Libro ha fatto le cose in grande, a cominciare dall’iconografia: ad accompagnare il logo, l’illustrazione di un libro che scavalca un muro. In un mondo dove guerre, disuguaglianze e ingiustizie che feriscono la vita di milioni di uomini, questo volume diventa simbolo della vittoria di ciò che è bene e del superamento di ogni tipo di difficoltà. Il libro è protagonista, se non si fosse sottolineato a dovere: la forza della cultura fissata su un supporto e consegnata alla memoria collettiva.
In poche parole, l’intera esperienza del Salone del Libro 2017 parte da qui, dall’andare oltre il confine. Si trovano così autori ed editori italiani e internazionali l’uno accanto all’altro, la Romania e Matera, gli ebook e le testimonianze dell’Archivio Olivetti, diverse sezioni tematiche che abbracciano una globalità di temi, come musica, gastronomia, storie di donne che stanno cambiando il mondo, attualità e molte altre.
Oltre il confine del Salone, fuori dagli storici padiglioni del Lingotto, è presente poi il Salone Off: nel centro di Torino inaugurano decine di eventi collaterali, che animano la città dalla colazione al dopocena.

L’armonia di realtà editoriali dissimili

Ci sono due grandi metodi di approccio al Salone del Libro: il metodico e il casuale. Mentre l’utilizzatore del primo conosce esattamente ubicazione delle proprie case editrici preferite, orari degli eventi e così via, l’altro semplicemente si getta tra i corridoi affollati e aspetta che una sorta di illuminazione lo colga. La sottoscritta utilizza un mix dei due, sebbene sia stato proprio il secondo a farla ritrovare, lo scorso anno, a parlare con Roberto Saviano per i dieci anni della pubblicazione di Gomorra. Mai sottovalutare la straordinarietà del caso. Il poker speciale di quest’anno:

  • L’Orma e di certo non solo per le sue calamite letterarie (Mary Shelley troneggia sul mio frigorifero da tempo immemore). Il catalogo di questa realtà è connubio perfetto tra archetipi classici e monoliti contemporanei e la squisitezza dei dialoghi che è possibile intraprendere allo stand è più unica che rara.
  • Mimesis, in grado di mettermi in crisi con il suo 3×2. Il bottino? Un saggio sulla pornografia in epoca vittoriana, uno su David Bowie e uno sulla filosofia nelle serie tv. Soddisfare appieno l’eclettismo di lettori avidi, per di più con prodotti di un certo livello e visioni inediti sui fenomeni più vari spesso sembra impossibile. A quanto pare, non per loro!
  • Minimum Fax è per sempre. Le sue collane dedicate alla musica e al cinema mettono in bella mostra sugli scaffali testi già sacri, senza contare autori come Kurt Vonnegut, Jennifer Egan e il sommo David Foster Wallace. Un’altra delle realtà in grado di essere presente in Fiera, al Salone Off e organizzare pure un party.
  • Newton & Compton, perché la fedeltà è un valore importante. La mia, innanzitutto, data la presenza di uno dei mentori in catalogo con la sua trilogia de I Medici, ma pure quella dei lettori: qui ci si affolla letteralmente per accaparrarsi classici della letteratura nelle loro copertine sgargianti, tanto spirito rock non può che meritare celebrazione.

Ahimè molte realtà non sono state presenti al Salone di quest’anno, quantomeno con i propri stand. La speranza, con tanto di invito da parte degli organizzatori durante la conferenza stampa di chiusura, è che per la prossima edizione l’affollamento sia ancora maggiore.

Non solo narrativa e saggistica: fumetti & graphic novel

Ormai è un dato assodato, eppure non per tutti: andare oltre il classico concetto di letteratura è necessario. Pertanto, al Salone del libro non possono che essere proprio loro ad abbattere tale muro del pregiudizio: fumetti e graphic novel. Basta sfiorare lo stand di Bao Publishing per immedesimarsi nell’ansia di Mosé prima di attraversare un mare, umano in questo caso: succede se Zerocalcare è presente a firmare copie e la coda per una sua dedica si espande in tutto il padiglione. I protagonisti sono anche altri, sono presenti Leo Ortolani, Roberto Recchioni e molti ancora, tutti tra le fila di un programma speciale dedicato a questo universo: Crossover, all’incrocio tra fumetto e letteratura.

La varietà di forme letterarie

Dalle proposte editoriali più varie ai generi diversi, ma non solo: la letteratura acquisisce anche diversi aspetti materici e salta oltre il confine canonico della forma libro. Per questo allo stand di Narraté è possibile sorseggiare una tisana: scelgo Pompei e, in cinque minuti, ad aspettarmi c’è una breve storia da leggere, giusto il tempo dell’infusione (no spoiler, ndA). Una nota di colore? L’infuso non è casuale, bensì preparato con erbe e fiori che ricordano i colori dei mosaici dell’antica città, tra rosso e ocra che conquistano tanto quanto le parole.

I diversi personaggi

Il Salone del Libro non sarebbe qualcosa di tanto vivo senza di loro, i personaggi che la letteratura la fanno giorno dopo giorno. Tra questi, è presente Simon Reynolds, in grado di superare il confine del tempo e delle visioni canoniche. Nella mia carriera di giornalista musicale, il suo Post punk è stato un testo sacro. Oggi, dialoga con semplicità del suo penultimo lavoro, Retromania e dimostra ancora il suo grande dono: riuscire a trasmettere con semplicità la sua conoscenza infinita e le sue visioni approfondite.
Compare anche Roberto Saviano, ormai ospite fisso, e non è tanto lui a catturare la mia attenzione (a parte salutarlo da dietro un vetro, ndA), quanto una scena che si svolge di lì a pochi passi: ragazzi che, seduti, discutono del suo libro, di etica, si confrontano su atteggiamenti e pensieri di quanto hanno trovato tra le pagine. Non male, eh?

Salone del Libro di Torino 2017

La biblioteca del Salone

Con le diverse aree tematiche e la totemica scultura che troneggia al centro, la biblioteca è l’essenza stessa del salone. Libri veri pronti per essere sfogliati e acquistati (sebbene sabato qualcosa non andasse nel pagamento con bancomat e carte di credito), app e percorsi digitali per leggere ebook, esperimenti di social reading per travalicare davvero ogni confine e venerare il cuore pulsante di tutto: la lettura.

Infine, ma non certo per importanza, da segnalare l’iniziativa per donare un libro a chi è in difficoltà: come farlo? Lasciando un libro di qualsiasi tipo in un alcuni carrelli del supermercato, impegnati a girare per i padiglioni del Lingotto.

Nel pomeriggio del 21 maggio, si contano oltre 165.000 visitatori tra i padiglioni del Lingotto e quelli che sciamano tra gli eventi del Salone Off. L’anno scorso, la situazione era diversa: c’è stata una fase calante, c’è stata la querelle con Milano e da qui la necessità impellente di ribadire la granitica solidità di quella che per decenni si è imposta come istituzione. Ciò che ne è conseguito è stato un vero e proprio big bang.
Per quanto mi riguarda, il salone del libro di Torino, con le sue persone sciamanti e cariche di libri, resterà sempre la speranza che la cultura e, nello specifico la letteratura, in ogni suo genere, forma e manifestazione salveranno il mondo, salveranno ognuno di noi.

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