In piena Guerra Fredda, prima che le radiazioni di Chernobyl se ne fregassero della Cortina di Ferro, qualcosa contamina oriente e occidente: la musica (e non solo nelle serie tv).

Q uando Martin, un giovane militare tedesco della Germania Est, viene spedito oltre il Muro di Berlino e catapultato nella Germania Ovest: Deutschland 83 racconta più del contrapporsi tra blocco sovietico e occidentale o dello spionaggio tra Stasi e Nato. L’anima della serie sono i suoi stessi protagonisti, ciascuno rappresentante di un microcosmo a sé, del confronto (inevitabile) con gli altri e dell’interazione con un sistema superiore. Ogni protagonista è insomma, a suo modo, figlio del proprio tempo e dei propri confini, intimi e sociali, e vive la personale dissoluzione dei propri ideali. Il tutto in un’epoca in cui lo scambio culturale è congelato dalla Cortina di Ferro, dando vita a una vera e propria contaminazione pre-disgelo.

La musica si respira, nemmeno a dirlo, a ogni inquadratura e già a partire dalla sigla, rappresentata da Major Tom (Coming Home) di Peter Schilling, brano (non a caso) del 1983 e ispirato nientemeno che a Space Oddity di David Bowie.
Per andare con ordine, negli otto episodi della prima stagione di Deutschland 83 la colonna sonora sembra spartita in due blocchi (che strano!) contrapposti di musica: da un lato quella internazionale e, dall’altro, quella tedesca, senza disdegnare incursioni nel territorio classico. Non mancano ovviamente segni di contaminazione tra i due mondi, a livello musicale così come diegetico: c’è un walkman che viaggia da una parte all’altra del confine, c’è anche il tour di un artista della Germania Ovest che approda a Est.
In buona sostanza, se c’è qualcosa che non può essere fermato dal filo spinato, sono proprio le onde sonore.

“Go West” (cit.): i brani internazionali

Nel primo episodio compare una canzone simbolo come solo 99 Luftbaloons di Nena può essere. Il testo è ispirato a un fatto accaduto al termine di un concerto dei Rolling Stones a Berlino Ovest, quando migliaia di palloncini sono liberati in cielo (gli archivi della Stasi, a Berlino, sono zeppi di fascicoli su Mick e compagnia). L’autore, Carlo Karges, si domanda se anche dall’altra parte del muro abbiano visto la scena, raccontando di 99 palloncini non meglio identificati che vengono abbattuti perché ritenuti pericolosi. Non solo la canzone conquista tutta Europa, ma è anche la prima in tedesco a entrare nella top ten statunitense e, per dare idea della sua popolarità, quando passa alla radio nella serie viene commentata con: “questa canzone è un’ossessione!”.

A occidente del Muro, radio e giradischi trasmettono un repertorio notevole: a partire dal supermercato in cui parte Sweet Dreams degli Eurythmics, è un crescendo che attraversa tutti gli episodi, con brani come Blue Monday dei New Order, Boys Don’t Cry dei Cure, Modern Love di David Bowie,  Call Me di Blondie, Mad World dei Tears For Fears, White Wedding di Billy Idol e Under Pressure dei Queen. Basta pescare un episodio a caso anche per notare come le atmosfere siano contrastanti tra loro, sempre in una logica di contrapposizioni non solo geopolitiche, ma pure emozionali: nel quarto episodio, ad esempio, si scivola da Hungry Heart di Bruce Springsteen a Total Eclipse Of The Heart di Bonnie Tyler.

Ancora, la ribelle Yvonne, figlia di un generale della Repubblica Federale Tedesca e aspirante cantante, in famiglia si esibisce in un lied di Schubert mentre, scappata di casa, fa sua una cover di Just Like A Woman di Bob Dylan: in poche parole, anche nell’apparente terra delle libertà, esistono divisioni ben delineate e coercizioni indigeste.
Accade anche un fatto interessante: la prima canzone ascoltata da Martin in un walkman (sul mercato da pochi anni) è Hungry Like The Wolf dei Duran Duran. Il protagonista lo userà ancora, sdraiato a letto, meditando sul senso della vita con I’ve Seen That Face Before (Libertango) di Grace Jones.

Fin qui tutto facile, fin troppo quando si pesca a piene mani nei capolavori: e, a proposito della musica tedesca, perché non fare una bella incursione tra quella che nasceva per le strade di Berlino Est e, in molti casi, infrangeva le regole, rischiando anche grosso?

Ost-Berlin, West Berlin: le canzoni tedesche

Dovrebbe essere superfluo far notare che, nella DDR, non aleggia solo la rassicurante musica approvata dal regime. In presenza di un’autorità forte, le sottoculture trovano linfa vitale per il proprio sviluppo e brecce (comprese quelle illegali) per una diffusione quanto mai capillare. Allo stesso modo, a Berlino Ovest, enclave occidentale in questo territorio, il fermento esiste ed è quantomai attivo: tanto per fare un nome, nel 1980 nascono qui gli Einstürzende Neubauten.

Tra le prime canzoni tedesche che compaiono nella serie, c’è Goldener Reiter, dal primo album solista di Joachim Witt. Il brano racconta la storia di un uomo internato in un ospedale psichiatrico per schizofrenia che, non a caso, implica una relazione con lo sdoppiamento. Altro dato non trascurabile, brano e artista sono  ricollegabili alla Neue Deutsche Welle (che significa nuova onda tedesca, ed è abbreviato con NDW), ovvero la versione, declinata in tedesco, di punk e new wave che, proprio nei primi anni ’80, conosce il massimo successo di pubblico e commerciale.
Anche i Fahlbarben, band di Düsseldorf, sono legati alla NDW e compaiono nella serie con Ein Jahr, così come gli Ideal, nati proprio a Berlino Ovest e che qui sono ricordati con un brano dal titolo emblematico: Keine Heimat (ovvero senza casa). Arrivano invece da Berlino Est i City, e Am Fenster, tratta dal loro album di debutto, è considerata una delle loro canzoni più famose.

Quando poi la musica si intreccia in modo indissolubile alla narrativa, arriva il bello: Yvonne parte infatti in tour come corista di Udo Lindberg, presente nella colonna sonora con Sonderzug Nach Pankow e Ich Bin Ein Rocker. Nella serie, sono trasmesse anche le immagini televisive del concerto che Lindberg, della Germania Ovest, tiene al Palast Der Republik, cuore pulsante della DDR, avvenuto realmente il 25 ottobre del 1983. Si diceva, della musica che abbatte le frontiere?

Sì, anche la musica classica è presente, ma arriva da Vienna con la Sinfonia n. 7 di Beethoven e Heidenroslein di Schubert.

Da un lato, la musica anglofona è simbolo di libertà, una libertà nella scelta dei dischi da ascoltare e nell’approvvigionamento degli stessi; dall’altro la musica tedesca è strettamente connessa con un mondo blindato dietro la Cortina di Ferro, sebbene sia una degli stessi protagonisti, che vive la sua vita a oriente, fedele agli ideali della DDR, a porre la domanda fondamentale: libertà da che cosa?
Quelli che si contrappongono sono ideali arroccati ciascuno nella propria logica vincente e, allo stesso tempo, debolezze che minano le convinzioni: est e ovest, diametralmente opposti, si uniscono nelle spaccature delle proprie certezze; il Risiko della geopolitica non annulla i problemi degli esseri umani, accomunati da aspirazioni e debolezze, accomunati soprattutto da un linguaggio universale, quello della musica.

Immagine in apertura: il Muro di Berlino a Niederkirchnerstraße (1988), di Roland Arhelger.

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