A 50 anni dai concerti di Jimi Hendrix in Italia, le date storiche di Milano, Roma e Bologna, le cui testimonianze audio e video scarseggiano, restano un’eredità inestimabile.

Q uei giorni, tra il 23 e il 27 maggio 1968, restano scolpiti nella storia: sono passati cinquant’anni dalle uniche date di Jimi Hendrix in Italia eppure, nonostante le scarse testimonianze audio e video, rappresentano una fiammata nella memoria dei (non così tanti) fortunati presenti e una storia epica per tutti gli altri, generazioni successive comprese.
Quando approda nel nostro paese per esibirsi a Milano, Roma e Bologna, Hendrix è in compagnia della sua Experience, che vede Noel Redding al basso e Mitch Mitchell alla batteria. Solo pochi giorni prima, si è esibito al Miami Pop Festival, dopo aver lasciato gli studi di New York nei quali è impegnato con le session del disco Electric Ladyland.
Così, una discografia composta da appena un paio di dischi e giusto un anno di carriera alle spalle, Jimi Hendrix è già un monolito della musica: l’attesa per la sua venuta italiana è elettrica tanto quanto le scariche sulle sei corde. Il suo arrivo in Italia, coincide poi con un periodo di per sé al contempo vivace e cruento, dove spinte creative, ricerca espressiva, rivendicazioni per i diritti civili e lotte sociali si fondono in uno dei periodi più delicati del secolo scorso: la primavera di Praga, il maggio francese, le occupazioni universitarie, il conflitto in Vietnam, l’assassinio di Martin Luther King sono solo alcuni degli eventi che, nei primi mesi del 1968, sconvolgono il mondo.

In questo panorama incandescente, per l’Italia degli anni Sessanta, i concerti rock sono un evento fuori dall’ordinario: hanno il sapore della sovversione, il fascino del patrimonio degli appassionati, di coloro che ascoltano i dischi importati direttamente da luoghi lontani, Oltremanica e Oltreoceano, il Giano bifronte tra avanguardia espressiva e ribellione. Altro dettaglio non trascurabile, diversamente da oggi, un concerto non è un evento unico, bensì spesso si suona in due riprese: una pomeridiana e una serale (sì, nello stesso giorno).
Nonostante questi aspetti contrastanti, quando Jimi Hendrix e la sua band arrivano in Italia, sono impegnati a districarsi tra richieste di interviste e incontri da varie testate e giornalisti. In quel periodo, la stampa musicale specializzata è però ancora agli albori, soprattutto per quanto riguarda il rock (la rivista Musica Jazz è fondata nel 1945 ma tratta, come il nome suggerisce, il jazz): i primi esperimenti sono testate come Big, Ciao Amici e Giovani. Per il resto, l’arrivo della band è affidato ai media generalisti e la copertura non è esattamente così minuziosa.

Le ragazze impazziscono per il brutto con la permanente (Sogno, 23 giugno 1968)

Se risulta difficile reperire materiale cartaceo, con il resto dei supporti le cose non vanno meglio: di quei giorni storici non esistono, almeno ufficialmente, registrazioni audio, né tantomeno riprese video. Sono presenti solo una registrazione del concerto di Bologna, numerose foto scattate dagli eletti tra il pubblico (tra i quali numerosi musicisti), nonché scatti rubati nei momenti liberi. Sì, perché, tra un concerto e l’altro, Jimi Hendrix trascorre del tempo con fan, groupies, amici e conoscenti vari, come da sua abitudine.
Oggi, mezzo secolo esatto dopo quei giorni, la Triennale di Milano ospita una mostra curata da Enzo Gentile e Roberto Crema, per riportare alla luce quella breve, intensa e indimenticabile scintilla italiana.

L’allestimento della mostra alla Triennale di Milano

The Jimi Hendrix Experience in Italia: le date

Milano, giovedì 23 maggio 1968

Quando Jimi Hendrix e la sua band sbarcano a Milano, i biglietti per i loro concerti (venduti al prezzo di 1.500 lire l’uno) sono già esauriti, bruciati in pochissimo tempo. Eppure, l’esordio in terra italica non avviene sotto i migliori presagi: già, perché tutti gli strumenti, arrivati direttamente dagli States, rimangono bloccati in dogana e non arrivano in tempo alla location, proprio il Palazzo della Triennale (dove, alcuni giorni più tardi, venne inaugurata la XIV esposizione, segnata dall’occupazione da parte di numerosi artisti, tra i quali Giò e Arnaldo Pomodoro, Ernesto Treccani e molti altri, in nome di una gestione democratica dei luoghi di cultura). Questo inconveniente burocratico fa sì che il primo concerto, quello delle sedici, venga annullato, e che tutta la gente si riversi verso quello serale: nonostante il prodigarsi dell’organizzatore, Leo Wachter, in molti restano fuori. Chi però riesce a entrare, ha un ricordo indelebile di quella data: il pubblico quasi sfiora i musicisti, l’odore di sudore si confonde con quello del nickel delle corde della chitarra, la stoicità dei due gruppi che inaugurano la serata (Bo-Bo’s Band e Wess & The Airedales). Dopo aver passato la notte all’Hotel Windsor, la band fila all’aeroporto di Linate e decolla per Roma.

Per salutare la venuta di Jimi, sui muri di Milano furono affissi dei manifesti, a cura della sua casa discografica, la Polydor. Mi ritrovai a staccarli con un taglierino.

Fabio Treves

Fui io a battezzare Jimi Hendrix in italia, con Hey Joe, trasmettendolo nel mio programma radiofonico per voi giovani. Sono molto contento di averlo lanciato, di averlo conosciuto e visto all’opera a Roma. Chissà cosa farebbe ancora oggi, con la sua chitarra.

Renzo Arbore

Nel maggio ‘68 avevo 15 anni, ero un bravo studente di liceo classico. Mi feci accompagnare dai miei genitori al concerto, avevo il vestito della domenica, completino blu, camicia bianca, cravattino. Non potevo certo mancare a quell’evento!

Maurizio Solieri

Roma, venerdì 24 e sabato 25 maggio 1968

Come ricordano Enzo Gentile e Roberto Crema, nella capitale si ripete quanto già accaduto tre anni prima, in occasione dell’arrivo dei Beatles: il concerto di Jimi Hendrix diventa un appuntamento sociale, mondano e turistico, non solo musicale. La band alloggia all’Hotel Fleming, che diventa punto nevralgico nei momenti giù dal palco, tra visite notturne, autografi, fotografie e tanto altro (compresa una cena da Alfredo Alla Scrofa). Qualche aneddoto interessante? La visita al Colosseo, peraltro nell’intervallo tra i due set del venerdì, e i protagonisti di una delle band di apertura, il Franco Estill Group: proprio in questa formazione militavano infatti due personaggi come Loredana Berté e Renato Zero.

Bologna, domenica 26 maggio 1968

Dopo il tutto esaurito con imprevisto di Milano e la folle mondanità di Roma, alla data di Bologna aleggia più quiete: Hendrix arriva in ritardo e si organizza un solo set, quello pomeridiano, dato il poco afflusso di pubblico. Tuttavia, proprio in questa data accade qualcosa di fondamentale: si registra infatti del buon materiale audio. Così, ancora oggi, si ha la prova degli ultimi brani eseguiti da Hendrix in Italia, Purple Haze e Foxy Lady.
La band passa la serata allo Stork Club e, l’indomani, parte alla volta di Londra, a continuare il tour europeo.

Matteo Guarnaccia (china e inchiostri colorati, 1980)

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