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20 luglio 1969, il primo sbarco dell’uomo sulla Luna tiene il mondo col fiato sospeso: il sogno di visionari e pionieri è ora realtà.

È il 20 luglio 1969: il primo sbarco dell’uomo sulla Luna tiene il mondo intero col fiato sospeso e lo sguardo al cielo (anzi, agli schermi televisivi). Otto anni prima, con il viaggio del cosmonauta Yuri Gagarin nello spazio, il fantastico è già diventato possibile: oggi, Neil Armstrong diventa simbolo dell’uomo nuovo, del progresso che spezza ogni limite, anche quelli del sogno. Da oggi, con la Missione Apollo 11 della NASA, il mito si materializza in realtà.
Qualche ora dopo l’allunaggio, Armstrong è il primo essere umano a mettere piede sulla superficie lunare, lasciando un’impronta indelebile nella storia. Già, poiché proprio lui, accompagnato dagli astronauti Buzz Aldrin e Michael Collins, taglia il traguardo della conquista allo spazio che ha visto per anni frapporsi Stati Uniti e Unione Sovietica, scala i massimi vertici del progresso tecnologico e nondimeno realizza un sogno, un’utopia nata con l’umanità stessa.

Prima di questa data, per migliaia di anni, il cielo notturno ha ispirato artisti, scienziati e sognatori. Da un lato, stelle e pianeti sono stati oggetto di ricerche appassionate da parte di studiosi di ogni tipo; dall’altro hanno infuso linfa vitale nell’immaginazione di sognatori e artisti. Più spesso di quanto si pensi, questi due universi si sono sovrapposti, prefigurando il futuro in un limbo di calcoli scientifici e creatività illimitata. Uno dei massimi geni dell’umanità, Leonardo Da Vinci, è stato affascinato dal cielo e, a cinquant’anni dal primo allunaggio e 500 dalla scomparsa del genio, guardare alla Luna è in qualche modo pensare sia all’Apollo 11 sia all’uomo d’arte e di scienza, uniti in una perfetta sintesi: Leonardo comprende che il satellite non è illuminato di luce propria, si interroga sulle macchie che ne punteggiano la superficie, inizia a tracciare le linee della teoria eliocentrica. Le arti si fondono con la scienza, innalzandosi verso il volto perlaceo lunare.
Scrittori con storie avvincenti hanno descritto, in tempi ancora precoci, le avventure spaziali, pittori hanno dipinto paesaggi inediti, arte figurativa, poesia, narrativa e cinema sono sempre stati stregati dalla Luna. Per parafrasare Orazio, la Luna, conquistata dall’uomo quel 20 luglio 1969, lo ha già conquistato da secoli.

Due visioni letterarie: Jules Verne e Ray Bradbury

Più di un secolo prima dell’allunaggio, dalla mente di Jules Verne scaturisce la visione prodigiosa e folle di un razzo sparato verso il cielo, raccontata nel romanzo Dalla terra alla luna (il titolo originale, per esser precisi, è Dalla terra alla Luna, tragitto diretto in 97 ore e 20 minuti): è il 1865. Cinque anni più tardi, è pubblicato anche Intorno alla luna. Il racconto dello scrittore francese è così coinvolgente e vivido da anticipare in modo impressionante l’allunaggio della Missione Apollo 11. E un’altra cosa: il nome della navicella di comando si ispira proprio al Columbia, il razzo descritto da Verne.

Questa visione prodigiosa, non è stata l’unica a essere messa per iscritto. Tra le tante, c’è anche chi, anni più tardi e con negli occhi l’insegnamento di grandi della letteratura e del cinema, riesce a travalicare i canoni della fantascienza, dando vita a un vero e proprio capolavoro: un ensemble di racconti che parlano della conquista di Marte. Le Cronache marziane di Ray Bradbury superano le frontiere, celebrano la spinta propulsiva all’esplorazione, disegnano la piccolezza dell’uomo di fronte a un universo interamente da scoprire: quella di Bradbury è mitologia.

Due registi sulla luna: George Meliès e Fritz Lang

Un quarto d’ora di pellicola, colorata a mano, per fare la storia dell’era pionieristica del cinema ed essere considerato il primo film di fantascienza. Le radici del capolavoro di George Meliès, Le voyage dans la lune, del 1902, affondano tra le pagine del già citato Verne e de I primi uomini sulla Luna di H.G. Wells, senza disdegnare l’operetta Le Voyage dans la Lune di Jacques Offenbach. Da subito un successo mondiale, non solo predice l’allunaggio con oltre sei decenni di anticipo, ma pure inaugura un altro fenomeno del XX secolo: la pirateria. Distribuito illegalmente, si ricorda un nome su tutti in questa pratica. Quale? Quello di Thomas Edison, che così lo porta negli Stati Uniti.

Nel Dopoguerra, un film viene ritirato dalla polizia segreta tedesca. La pellicola incriminata è opera di un grande regista: Fritz Lang. Una donna sulla luna, del 1929, a quanto pare svela troppi dettagli dei viaggi spaziali, troppe minuzie eccessivamente veritiere per essere proiettate di fronte a platee gremite. In effetti, questa pellicola lascia un’eredità enorme non solo al cinema, ma in generale alla cultura, soprattutto grazie a una scena, quella che vede la partenza del razzo verso la Luna, realizzata con grande suspence e tensione grazie a un escamotage: il conto alla rovescia. Da questo momento in poi, l’idea di Lang diventa imprescindibile per ogni missione spaziale. E un’ultima cosa: tra i collaboratori, c’è un certo Hermann Oberth, fisico tedesco, appassionato di Verne e tra i padri fondatori dell’astronautica (nel film Star Trek III il suo nome è assegnato a una classe di astronavi) 

Due riviste fantascientifiche con Hugo Gernsback e Edgar Rice Burroughs

Ideata nel 1926 da Hugo Gernsback, Amazing stories è più di una longeva rivista (la pubblicazione continua fino al 2005): la data di nascita della fantascienza viene fatta coincidere con la pubblicazione del suo primo numero, il 10 marzo di quell’anno, coniando ufficialmente un genere letterario. Tra i tanti autori che qui hanno visto il proprio lancio verso l’infinito, compare ad esempio uno come Isaac Asimov.

Per un periodo più breve, dal 1923 al 1924, Edgar Rice Burroughs (il creatore di Tarzan) pubblica invece la rivista il Popolo della luna che, nel 1926, diventa un romanzo, pubblicato in Italia giusto qualche anno dopo: nel 1997. Il romanzo è composto da tre parti: The Moon Maid (La fanciulla Lunare), The Moon Man (Gli uomini della Luna) e The Red Hawk (Il falco Rosso). La storia? Ambientata in URSS, dove i bolscevichi sono rappresentati come cattivi, l’autore apporta alcune modifiche per consentire la pubblicazione, introducendo il personaggio di Kalkars, sempre visto come russo cattivo, che conquista prima la Luna e poi la Terra prima di essere destituito. In pieno stile Guerra Fredda, ovvio.

Due pittori stregati dallo spazio: Robert McCall e Chesley Bonestell

In 2001: Odissea nello spazio, nelle sale un anno prima dell’Apollo 11, la Luna di Stanley Kubrick è colonizzata dall’uomo. Accanto al grande regista, c’è un pittore dal talento peculiare e dalla meticolosa dedizione scientifica: dai primi anni sessanta, Robert McCall è infatti impegnato a illustrare il cosmo. Per questo film, si occupa delle locandine, ma anche dei disegni delle astronavi in orbita e del design degli interni delle stazioni spaziali. Non solo: dopo l’esperienza con Kubrick, approda anche sul piccolo schermo, collaborando con una serie tv: Star Trek.

L’illustrazione astronomica è la vocazione anche di Chesley Bonestell, il pittore dello spazio. Quando arriva a Hollywood, è impegnato con le scenografie di grandi film, tra i quali La Guerra dei mondi, da un racconto di H.G. Wells. Già negli anni ‘40, tra le pagine di Life le teorie sull’esplorazione del cosmo prendono vita grazie ai suoi disegni e così anche le più complesse trattazioni scientifiche su diverse riviste. La sua precisione unica è supportata dalla consulenza di Wernher von Braun, lui: l’ideatore dei mortali missili V-2, utilizzati dai nazisti per bombardare Londra, una delle figure principali nello sviluppo della missilistica in Germania ma anche negli Stati Uniti, essendo ritenuto il capostipite del programma spaziale americano.

Immagine in apertura: © NASA.

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