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La Libreria Corraini di Milano si trasforma in un’opera d’arte viva, fra tradizione popolare, riferimenti colti, nonché un tocco di Flusser e Queneau.

V ia Savona, nel cuore di Milano. Basta alzare il naso all’insù per scorgere, tra i suoi palazzi, lo stesso tramonto che si riflette sui Navigli, lì a pochi passi. Proprio qui si aprono gli spazi della Libreria 121+. Da qualche anno, questi spazi sono in costante mutamento, assumono forme diverse, calamitano lettori incalliti e profani curiosi negli allestimenti realizzati, ogni volta, da diversi autori.
Così, la libreria Corraini di Milano si identifica come un’entità mutevole, pronta a trasformarsi, declinarsi in modo differente. In effetti, si dice ci siano più di centoventuno motivi per visitare questo spazio: uno è sicuramente quello di vivere la libreria come opera d’arte, di percepirla vibrante e pronta ad accogliere i suoi visitatori. In questi giorni, è il mito di Orfeo ed Euridice, che già ha conquistato artisti di ogni epoca, ad approdare negli spazi di via Savona.

Il concept di “Che farò senza Euridice?”

Tutto inizia con una tenda da uscio: lascia un po’ basiti, vero? Si tratta di un oggetto vernacolare della cultura mediterranea, un oggetto che fa il suo ingresso nella Libreria Corraini animando l’ambiente espositivo, diventandone una parte funzionale. L’allestimento, realizzato da Jonathan Pierini, è infatti un’opera d’arte che deve essere vissuta, attraversata, toccata. Le tende da uscio tagliano lo spazio della Libreria Corraini, accolgono e guidano lo spettatore che, nel gioco della decontestualizzazione, si approccia ai libri collocati in sala e scelti dall’artista. Inizia così un continuo gioco di rimandi tra cultura popolare e letteratura, tra caso e ricerca. Il racconto mitologico, preso a modello, si frammenta, diventa un tema ciclico.
Ancora, la tenda è un oggetto antico, ma qui costruito da piastrine in pvc componibili, in tensione fra tradizione e contemporaneità. Si potrebbe continuare all’infinito nel gioco di specchi tra i riferimenti che spuntano a ogni passo, in particolare è interessante quello ai tre momenti dell’evoluzione teorizzati da Vilém Flusser: la fase magico mitica, quella preistoria in cui si producono le immagini rappresentative del mondo; la storia, che vede l’uomo narrativizzare le proprie esperienze; la post-storia, con le immagini in primo posto nella comunicazione umana. Questo allestimento attraversa queste tre fasi grazie a un unico oggetto.

Tra i libri presenti negli scaffali, si incontrano testi del Bauhaus, alcuni libri antichi e soprattutto (almeno per me) lui: Esercizi di stile di Raymond Queneau, con la traduzione di Umberto Eco. Il caso è un elemento fondamentale nella vita, nelle sue trame si intersecano molte vicende, come quella che mi ha vista spesso incrociare questo titolo, senza mai averlo fatto mio. Eccola, la serata giusta. Come da tradizione in ogni libreria Corraini, viene timbrato e firmato dal Libraio, per un ricordo personalizzato dell’attimo.
Sì, Entrare in una libreria è un’esperienza unica, diversa, personale. Quale miglior modo che questo turbine di sensazioni e riferimenti per ricordarlo?

Che farò senza Euridice? è alla Libreria 121+, via Savona 17/5 (Milano), dall’11 al 23 settembre 2019.

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