Dal romanzo su Casanova di Matteo Strukul alle calli di Venezia, per una lezione di bellezza e libertà.

V enezia, 1755: l’avventura inizia così, tre secoli fa, in una città allo stesso tempo luminosa e decadente, raffinata e corrotta. Della vita di Giacomo Casanova, a dirla tutta, non ho mai conosciuto molto, quantomeno non abbastanza. La sua storia di certo è sedimentata nella coscienza collettiva, ma è più variegata e accattivante di quanto ci si possa aspettare: il personaggio in questione non è stato infatti solo un libertino (attività che lo impegnava tanto da diventare il seduttore per antonomasia) ma pure, tra le varie cose, avventuriero, diplomatico, alchimista e scrittore prolifico. Non per niente, il racconto della sua vita supera i secoli grazie a fonti diverse, ma soprattutto alle sue opere autobiografiche.
Se in vita, come artista e letterato, egli non ha però avuto grande fortuna, la figura di Casanova ha ispirato tuttavia le arti nel corso dei secoli, dal cinema alla letteratura. E oggi ritorna nel libro di Matteo Strukul che, in occasione della presentazione del suo Giacomo Casanova. La sonata dei cuori infranti (Mondadori) esordisce così:

“Ho l’incoscienza di provare a raccontare grandi storie”

E meno male, direi. Come l’autore stesso tiene a ricordare, questo libro si inserisce nella tradizione del grande romanzo di avventura. Quella che, per inciso, trova i grandi esempi tra i monoliti della letteratura: Le memorie di Barry Lyndon di William Makepeace Thackeray, Le relazioni pericolose di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos e, per non trascurare l’Italia, All’insegna del Buon Corsiero di Silvio D’Arzo.
In questo libro, la storia vera, o quantomeno quella tramandata dalle fonti, di Casanova assume i contorni avventurosi di cappa e spada e le ombre di complotti e spionaggio. E lo fa emergendo tra caratteristiche ben precise: varietà lessicale ampia, linguaggio anticato quel tanto che basta per rendere l’atmosfera (ci si trova in un bacaro veneziano, a sorseggiare un goto de vin) e, non ultimo, un ritmo che non lascia respiro. Tutto questo, con la dovuta attenzione storica: un paio di esempi su tutti? La scansione temporale attraverso il sistema della conta delle ore veneziano, diverso da quello attuale, oppure la verifica, tramite una ricerca approfondita, del poter trovare o meno la Malvasia presso un oste, nell’anno in cui il racconto si svolge.
In poche parole, i giusti ingredienti per un romanzo: ritmo, attenzione, meticolosità e una grande, incredibile e appassionante storia, ripescata da una vita vera.
Ci si trova così tra piazze affollate, taverne maleodoranti, labirinti di vicoli oscuri in una storia che non è polverosa e distante, bensì vivida e più che mai attuale.

Mistero e azione: il Casanova di Strukul

Come si intuisce, “l’ineffabile Casanova”, per definirlo con le parole dello stesso autore, non è propriamente un damerino del ‘700, anzi. Il suo personaggio si trova bene “tra sfide e duelli, vizi e inganni”, con qualcosa in più.
Il Giacomo Casanova di Matteo Strukul è una rockstar: è preceduto dalla sua fama e accolto al culmine di una febbrile attesa del suo ritorno, scatena il delirio tra i suoi ammiratori, si esibisce davanti a folle osannanti, conduce una vita intrisa di adrenalina dal tasso alcolico più che decoroso. E nasconde, una volta sceso dal palcoscenico mondano e rimasto solo con se stesso, le proprie intime debolezze, come (proprio lui, grande seduttore) un grande amore. Persino il suo più grande antagonista, temibile inquisitore, prova un misto di odio e ammirazione per lui, per questo personaggio unico, coraggioso e, azzardando una leggera analisi psicologica, diversamente da lui, libero.
La modernità di un personaggio consente anche una riflessione più profonda sull’attualità della storia: donne e uomini realmente esistiti, che sono entrati a far parte della cultura di massa, per non dire del mito, presentano certo delle biografie che confondono eventi reali con la leggenda; eppure le loro vicende sono strettamente interconnesse alla realtà storica, i loro gusti in grado di influenzare lingua, costume e cultura in generale; le loro azioni (e reazioni ad avvenimenti più grandi) consentono di comprendere meglio molto di ciò che è stato, rapportandolo con il presente.

Venezia: non scenografia, ma protagonista

Quando Lasse Hallström lavora al suo Casanova, che nel film ha il volto di Heath Ledger, passa quasi un anno a girare pressoché ogni scena (se si escludono delle riprese a Vicenza) nella città, la stessa evocata ogni qual volta si pronunci il nome di questo personaggio straordinario: Venezia.
È possibile sostenere che il mito stesso di Casanova non sarebbe realmente così denso di di interesse senza questa scenografia, tra calli e canali, vicende storiche complesse, intrighi della nobiltà e intraprendenza che ha sempre contrassegnato la città che ha sfidato i mari. Da questo punto di vista, Venezia non è quindi solo e semplicemente un fondale dal fascino unico al mondo, bensì una componente fondamentale della storia. Questa città, che rende Casanova immortale tanto quanto le sue avventure, si riassume proprio in una citazione del libro di Strukul:

Venezia è meravigliosa e sublime

In quel 1755 in cui è iniziata la storia, Venezia ha però molte più sfaccettature, proprio come cambiano continuamente i suoi paesaggi perdendosi nel dedalo delle sue calli e tra i suoi diversi dialetti. La gloria veneziana si affaccia infatti sul baratro della decadenza: se, per un millennio, la città è stata simbolo di prosperità e indipendenza, ben presto doge e Maggior Consiglio vedranno fine al loro potere, con l’abdicazione imposta da Napoleone Bonaparte. Ironia della sorte o grande disegno universale, Casanova si spegne l’anno seguente all’evento.
Tuttavia, il trattato di Campoformio è ancora lontano all’apice delle avventure di Casanova. Non lo sono però lotte di potere e intrighi, con quel tocco di Inquisizione che non guasta. Venezia appare comunque sempre più luminosa che mai, a dir poco abbacinante e, ogni sguardo, scivola proprio sulla vera ragione della sua bellezza sfolgorante: l’arte.
Negli ultimi romanzi di Matteo Strukul, compaiono spesso grandi artisti al fianco dei protagonisti, esattamente come accade nella storia: basti pensare al Brunelleschi, occupato con la straordinaria opera di Santa Maria del Fiore, al fianco di Cosimo dei Medici nel primo romanzo della tetralogia sulla famiglia fiorentina.
L’arte, del resto, non è semplice sfoggio di ricchezza o piacere per gli occhi: nella storia, l’arte è atto politico. L’investimento di risorse, economiche e umane in architettura, pittura, musica, letteratura da parte dei grandi uomini di potere, non è considerato accessorio, al contrario. È simbolo primario di forza, stabilità, senza dimenticare l’imposizione egemonica di un pensiero. Ed ecco, tra parentesi, perché studiare la storia sarebbe consigliabile, vero? Perché ricordare da dove veniamo è indispensabile per capire chi siamo (e anche, considerando un pensiero rivoluzionario, chi non vorremmo più essere).
Tornando tra le calli di Venezia, ci si addentra nelle biblioteche di nobili famiglie e personaggi di potere, che sugli scaffali sfoggiano volumi di Omero, Voltaire e Swift, si ascoltano le sonate di Domenico Scarlatti al clavicembalo, ci si accomoda nei palchetti del Teatro San Luca per assistere a La Locandiera di Carlo Goldoni, si osserva Gianbattista Tiepolo dipingere un ritratto con un’energia inarrestabile.
Nonostante la corruzione, Venezia trova simboli di libertà individuale e anticonformismo proprio nelle arti.

Venezia liberava scintille di genio e coraggio, e una fra quelle si chiamava Giacomo Casanova.

Del resto, lo dice anche lo stesso protagonista quando afferma che “Venezia sono io”.
E, forse, la lezione di Casanova è propria questa, al di là della retorica, dei simboli e persino della storia: è una lezione di inarrestabile libertà.

Da leggere: Giacomo Casanova. La sonata dei cuori infranti di Matteo Strukul (Mondadori)
Da vedere: Casanova di Lasse Hallström
Da visitare: la Fondazione Giacomo Casanova a Palazzo Pesaro Papafava, Venezia (www.casanovamuseum.com)

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