Di come, per qualche giorno, il Salone del Libro di Torino si trasformi in un universo dove lettori, scrittori e tonnellate di libri coesistono: il Valhalla della letteratura.

T ornelli chiusi per l’incredibile affluenza: ecco la prima notizia che serpeggia, quando ancora ti aggiri, un po’ inconsapevole, per gli spazi di Lingotto Fiere. Già, perché il Salone del Libro di Torino, edizione 2018, ancora prima di chiudere i battenti ha avuto bisogno di una pausa e di dichiarare il sold out. Un po’ come per il concerto dell’anno o la finale di Champions League, solo che, per semplificare all’osso e rendere l’idea, qui siamo a una fiera. Di libri! E tutto questo è meraviglioso.
Così, un sabato pomeriggio come tanti, i padiglioni raggiungono la massima capienza e, per ragioni di sicurezza, non può entrare più nessuno. Pochi giorni dopo, a manifestazione conclusa, di parla di quasi 145.000 visitatori, senza contare tutti quelli che hanno affollato gli eventi del Salone Off, appuntamenti collaterali organizzati tra librerie, caffè e altri spazi cittadini. Postilla: sebbene non siano conteggiati, ci sono anche gli amici a quattro zampe, perché anche loro possono entrare in fiera!
Tuttavia i numeri, per quanto interessanti e indispensabili per la vita di una manifestazione del genere, non sono tutto. Com’è andata quest’anno la consueta gita al Salone di Torino?

Tonnellate di libri e uno sciame di autori

Naturalmente, nei padiglioni del Salone del Libro c’è un’ipertrofia di volumi di ogni tipo, epoca e formato, presenti negli stand di colossi e storiche realtà come Mondadori, Newton Compton e Adelphi (il cui catalogo, per inciso, dovrebbe essere considerato patrimonio dell’umanità), così come nelle piccole e medie case editrici. Qualche nome tra queste ultime? Eccone tre, tra quelle che più hanno attirato la mia attenzione:

  • L’orma, come di consueto, con le traduzioni dei classici della letteratura e la sua scrittrice di punta, Annie Ernaux;
  • Edizioni Della Goccia, che fa dell’editoria artigianale e del talento degli esordienti la propria forza;
  • Marotta & Cafiero, direttamente da Scampia, con una storia fatta di idee, intraprendenza e coraggio che presto spero di approfondire.

Una nota: c’erano talmente tanti espositori che alcuni sono finiti in un padiglione (chiamiamolo col suo nome: una tensostruttura) esterno, chi dice per overbooking degli spazi fieristici e chi perché i grandi nomi si sono, come dire, allargati all’uso del poliuretano espanso, sgomitando.
Scaramucce  a parte, l’attenzione ritorna ai libri, i veri protagonisti: tra questi, il romanzo storico (o di ambientazione storica, se vogliamo essere pignoli) è tutt’altro che relegato in soffitta. Da Matteo Strukul, impegnato a presentare il suo Casanova nello spazio del Caffè Letterario, in compagnia di Mauro Corona, allo stand di Neri Pozza, traboccante di storie di questo tipo, la sottoscritta può considerarsi più che soddisfatta. Un aneddoto sul tema? Mi trovo allo stand delle librerie Giunti quando, alle casse prese d’assalto, la mia riedizone de Il nome della rosa firmata Bompiani atterra sul balcone e, in un attimo, si trova accanto allo stesso titolo, lanciato lì vicino da un ragazzo della metà dei miei anni. E in quel momento è racchiusa tutta la poesia e l’inossidabilità di un’opera. Con una menzione speciale a loro, i cassieri dello stand di Giunti, perché una tale energia, affabilità e voglia di scherzare non la vedrei nemmeno dopo un’overdose di ginseng puro. Soprattutto in quella bolgia di lettori assatanati.

Se i libri sono un numero infinito, gli incontri con gli autori, che si tratti di conferenze o di firmacopie, sono un elenco di dalla mole biblica: Roberto Saviano, José Marìas, Piero Angela, Zerocalcare… ci sono tutti e anche di più.
Ci sono tutti anche presso lo stand della Romania, con i consueti appuntamenti dedicati al filosofo Emil Cioran e la presentazione del nuovo volume di Mimesis titolato Itinerari di una vita; e sono tutti presenti e all’erta anche quelli del Cicap che fanno un’operazione niente male: segnalare, tramite i propri canali social, tutte le bufale raccolte in giro per il Salone del Libro (idoli, come sempre).

La cosa più bella è vedere camminare tra queste montagne di libri una varia e variegata umanità, soprattutto intergenerazionale: dai signori anziani con l’invidiabile resistenza alle infinite distanze percorse (spesso più volte) ai più giovani, compatti in gruppi organizzati oppure in giro a raccogliere libri e testimonianze.

Le cinque domande del salone

Quest’anno, il Salone del Libro di Torino propone non uno, non due, bensì una ventina percorsi tematici: in poche parole, un intero universo di idee e riflessioni intorno alle quali sviscerare la proposta editoriale recente e non.
Tra questi, non da trascurare, il binomio tra libri cartacei ed e-book: due mondi la cui convivenza e integrazione è parte integrante del dibattito nello spazio Room to the future, dedicata all’editoria digitale. Perché ricordiamo che, per quanto io stessa impazzisca dall’odore dei libri, ci sono notevoli ragioni per non odiare gli e-book. Tre su tutte? La possibilità di portarsi appresso un’intera biblioteca, quella di acquistare facilmente titoli anche non distribuiti o non tradotti nel proprio mercato di riferimento e, non ultimo, spesso il prezzo minore. Il che non esclude l’avere la casa stipata da pile di libri in qualsivoglia locale.

A proposito di percorsi, le domande che si pone ufficialmente il Salone del Libro sono cinque e, nella loro interezza, sono talmente belle per una riflessione sulla cultura da riportare:

  1. Chi voglio essere?La nostra identità è in continua costruzione. Nell’epoca del culto di sé, chi aspiriamo a essere? Che rapporto c’è oggi tra l’essere se stessi, il conoscere se stessi e il diventare se stessi?
  2. Perché mi serve un nemico?I confini ci proteggono oppure ci impediscono di incontrarci e cooperare? Come e perché li tracciamo? Abbiamo bisogno di costruirci un nemico per poter sperare di non averne?
  3. A chi appartiene il mondo?Tra cent’anni la nostra Terra potrebbe essere meno accogliente di oggi. La forbice tra ricchi e poveri si allarga. Il lavoro si trasforma e può ridursi. Milioni di persone sono costrette a lasciare la propria casa. Di chi è il mondo? Chi deve prendersene cura?
  4. Dove mi portano spiritualità e scienza?Scienza e religione hanno dato forma alla nostra storia e al nostro pensiero. Ma sono state usate anche come strumenti di oppressione. C’è oggi una promessa di cambiamento e di futuro nella spiritualità delle religioni, nel rigore nelle scienze? O altrove?
  5. Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?La creazione artistica può bastare a se stessa? O deve porsi l’obiettivo di cambiare le cose? Libertà o rivoluzione: cos’è l’arte, e che cosa deve e può dare a tutti noi?

Gli spunti di riflessione a queste domande, con relative correlate, sono ovviamente infiniti. C’è chi prova a rispondere punto per punto: è il Consorzio Librerie Torinesi Indipendenti, riunite sotto l’acronimo meraviglioso di COLTI. Nel loro stand, non solo sono proposti libri diversi per ogni tema, ma ci sono anche loro, questi essere mitologici, luci nella tempesta di cataloghi e tonnellate di carta: i librai.
Sempre a proposito del trovare, librescamente parlando, la propria affinità elettiva, visitare lo stand de Il Saggiatore vuol dire esplorare una sorta di percorso: qui è infatti possibile non solo passare in rassegna uno dei cataloghi più forniti e interessanti del panorama, ma anche trovare il libro perfetto per la propria sensibilità.

Che cosa resta dopo questo Salone? Le suole consumate dai viavai tra gli stand, opinioni, nuove conoscenze, il peso dei libri in borsa ma soprattutto una grande, unica e monolitica verità: la gente legge. E con tanta passione.
Del resto, sapete cosa diceva, più di un secolo e mezzo fa, uno che di leggere e scrivere qualcosa ne sapeva? Questo:

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.

Gustave FlaubertLettera a Mille Leroyer de Chantepie

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