Selvatica, inebriante e ischitana: non è solo una pianta aromatica, la piperna è un simbolo.

S barchi a Ischia e ne senti già il profumo: ecco, più o meno, quel che succede. Già, perché la piperna cresce un po’ ovunque sull’isola, nei giardini e sulle colline, libera e spontanea. Dagli angoli ancora selvaggi, si arrampica tra le parracine, quei muri a secco in pietra tufacea che spiccano nel verde e disegnano orti e terrazzi, e raggiunge la costa.
È parlando con la gente e curiosando tra le fonti più varie, dai giornali di oggi alle pagine dei libri più antichi, che si scopre anche dove trovarla esattamente: sembra infatti che questa pianta apprezzi in particolar modo le pendici a occidente dell’Epomeo, il monte che domina l’isola, conquistando quella zona che scivola al mare verso Forio e Panza.

A dirla tutta, la piperna è conosciuta anche oltre i confini dell’isola. Nel resto d’Europa, soprattutto nella zona mediterranea, viene chiamata timo selvatico: tuttavia è bello pensare che parlare di piperna stia a indicare un mondo ben preciso, che trova nell’Isola Verde il suo baricentro. Qui, ha conquistato infatti non solo il territorio, ma pure la sua cultura, diventando un ingrediente segreto di numerose ricette simbolo. Il coniglio all’ischitana dice niente? Un po’ come se, tra le pietre di tufo e le acque termali, sia diventata una specie a sé stante.
In effetti, la piantina da queste parti non si limita a crescere, ma conquista il territorio, regala un sapore unico alla cucina, colora l’isola e risveglia i ricordi di chi ci è nato, vissuto o semplicemente passato. E non va dimenticata una teoria importante:

La piperna, forte e selvatica, è una metafora di vita.

Una pianta aromatica simile al timo selvatico

Insomma, la nostra piantina, che fa parte della famiglia delle Rosaceae, cresce spontanea in tutta Europa, ma è particolarmente rinomata a Ischia e, proprio qui, è parte integrante della vita isolana, dal paesaggio alla cucina.
Come riconoscerla? Il suo colore è verde intenso, ha un fusto sottile, piccole foglie e fiori bianchi e rosati che sbocciano tra la primavera e l’estate, soprattutto un profumo inebriante. Inoltre, è indomita: sopporta praticamente tutte le intemperie e, anche se acciaccata o assetata, è in grado di rinascere più forte di prima. Le piante sono alte poco più di mezzo metro e presentano delle foglie verde intenso, dal profumo fragrante.

A livello fitoterapico, ha diverse proprietà: drenanti, depurative e astringenti.  Stimola l’appetito e allo stesso tempo aiuta la digestione, è un buon aiuto per le difese immunitarie, ha potere antisettico e combatte i parassiti dell’intestino, pare sia un ottimo aiuto contro la tosse e in generale le malattie respiratorie. Infine, non certo per importanza, è ipocalorica (si calcolano circa 70 calorie per 100 grammi).

Come si coltiva la piperna?

Coltivare una pianta di piperna sul proprio balcone o in giardino non è difficile, basta utilizzare dei semi. Una volta piantati nel terreno, si attende la germinazione, dopodiché le piantine si diradano di circa 20 cm: niente paura per parassiti e malattie varie, è robusta quanto basta per non esserne attaccata o comunque per combattere e sopravvivere.
Se coltivata all’aperto, in terreni asciutti e ben drenati, la piperna gradisce molto annaffiature regolari e anche delle concimazioni, da marzo a ottobre.

Non va dimenticato che la piantina può essere coltivata per avere a disposizione foglie e fiori freschi da utilizzare in cucina, ma questi possono anche essere lasciati a essiccare. L’aroma è infatti la caratteristica fondamentale, quella che custodisce il segreto della più famosa ricetta tipica dell’isola: il coniglio all’ischitana.

Bonus: la ricetta del coniglio all’ischitana e altre storie

D’accordo, come si è già detto, il timo selvatico in cucina non è certo una scoperta recente. Eppure, indissolubilmente legato alla piperna, è uno dei piatti tipici di Ischia, nonché ai ricordi di chi l’isola la vive o ne è rimasto conquistato.
Di seguito un elenco di fonti che ricordano come il profumo della piperna sia un po’ una madeleine proustiana, raccontino la ricetta di uno dei piatti tipici e di come qualcuno abbia pure pensato di convertire questa pianta in amaro:

Foto in apertura di Gianmaria D’Ambra.

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