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Pittore, innovatore, ispiratore: Tintoretto rivive nel docufilm di Sky Arte e tra le pagine del graphic novel firmato TIWI.

È “il furioso”. Anzi, per citare Vasari, incarna “il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura”: con le sue opere, Tintoretto è in grado di andare oltre il semplice stupore, di lacerare le emozioni e sconvolgere chiunque si trovi al cospetto delle sue creazioni. Inafferrabile e inquieto, nell’arte così come nella vita, Tintoretto non si limita a essere un artista talentuoso, è un rivoluzionario.

Jacopo Robusti, questo il suo vero nome, nasce a Venezia 500 anni fa e, per questo anniversario, non si contano le celebrazioni in tutto il mondo. Tra queste, una in particolare vede protagonista la scrittrice Melania Mazzucco, vera esperta di Tintoretto: si tratta di un omaggio al genio veneziano declinato in un docufilm prodotto da Sky Arte e in un graphic novel realizzato da TIWI Studio, due opere che dialogano tra loro in modo intenso e che spiccano per accuratezza e passione sotto un unico titolo: Tintoretto. Un ribelle a Venezia.
Sullo schermo e tra le pagine del graphic novel, il mondo di Tintoretto torna in vita. La venezia del 1400, quella in cui vede la luce il pittore, è splendente. La potenza della Serenissima è assoluta, la Repubblica domina i mari e la vita artistica e culturale prospera. Figlio di un tintore, da cui appunto il nome, egli ama la propria città così tanto da non abbandonarla mai, nemmeno nel periodo nero della peste, che falcidia migliaia di persone, nobili e poveri. E anche artisti, tra cui la sua nemesi: Tiziano.
Per capire chi realmente Tintoretto sia, è indispensabile sfogliare le pagine di una delle fonti principali dell’epoca, il Vasari.

[...] un pittore chiamato Iacopo Tintoretto, il quale si è dilettato di tutte le virtù e particolarmente di sonare di mu sica e diversi strumenti, et oltre ciò piacevole in tutte le sue azzioni: ma nelle cose della pittura stravagante, capriccioso, presto e risoluto, et il più terribile cervello che abbia avuto mai la pittura, come si può vedere in tutte le sue opere e ne' componimenti delle storie, fantastiche e fatte da lui diversamente e fuori dell'uso degl'altri pittori; anzi ha superata la stravaganza con le nuove e capricciose invenzioni e strani ghiribizzi del suo intelletto, che ha lavorato a caso e senza disegno, quasi mostrando che quest'arte è una baia.

Giorgio VasariLe vite (vol.5, 31-40)

Poggiano su queste parole le basi delle due opere, da lunghe e approfondite ricerche, da pagine di libri, dagli archivi veneziani e dalla collaborazione con storici ed esperti di tutto il mondo. Il documentario di Sky Arte, in particolare, è stato presentato nelle sale cinematografiche dal 25 al 27 febbraio scorso e di nuovo al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, dove ho avuto modo di vederlo per la prima volta e di scoprire le pagine del graphic novel. Il regista è Peter Greenway e la voce narrante italiana è quella di Stefano Accorsi (che le calli veneziane le ha già percorse nei panni de Il giovane Casanova, nel 2002). Una nota: in lingua originale, la storia è raccontata da Elena Bonham Carter.
Compaiono poi storici dell’arte come Kate Bryan, Matteo Casini, Astrid Zenkert, Agnese Chiari Moretto Wiel, Michel Hochmann ma anche le restauratrici Sabina Vedovello e Irene Zuliani, che seguono il restauro di Maria in Lettura e Maria in Meditazione, giusto un paio di capolavori.
Il viaggio conduce gli spettatori tra la bottega paterna dell’artista e la Scuola di San Rocco, sofferamndosi sul fascino delle sue opere e su aneddoti di una vita straordinaria, oltre a condurre verso una domanda: qual è l’eredità di Tintoretto? Non sono solo delle opere d’arte dal valore incalcolabile, ma anche qualcosa di profondo. Ad esempio, è stato definito:

Il primo regista della storia
Jean-Paul Sartre

Questa considerazione deriva dalla sua capacità senza confini di messa in scena, vera e propria, all’interno dei suoi lavori. La sua influenza del resto è enorme, nelle arti figurative e non solo: arriva a essere perno della visione artistica di chi, a sua volta, è stato un vero e proprio archetipo dell’arte e della cultura di massa. Un nome su tutti? Il suo quello di David Bowie.

David Bowie e Tintoretto

Tra i tanti artisti che hanno accolto l’eredità di Tintoretto, per l’appunto, c’è lui: David Bowie, il sommo. Non a caso, egli ha chiamato una delle sue società con sede a New York proprio Jones / Tintoretto Entertainment Co, alias Tintoretto Music.
Nel corso della sua vita, David Bowie è stato un appassionato estimatore e collezionista d’arte (interpreta anche Andy Warhol nel film di Julian Schnabel) e, tra le numerose opere da lui possedute, compare una pala d’altare opera proprio di Tintoretto, L’Angelo che annuncia a Santa Caterina di Alessandria il suo Martirio, acquistata presumibilmente alla fine degli anni 80.
Bowie ama l’arte in modo incondizionato e, pur essendo profondamente radicato nella contemporaneità e proiettato verso il futuro, apprezza la lezione classica, soprattutto quella del Rinascimento: facile da immaginare se si considera la straordinaria fioritura di talenti, la ricerca espressiva ed esplorazione delle capacità umane del periodo, in una visione della cultura che non si pone confini, unendo tra loro le diverse discipline.
Dopo la sua morte, la pala è stata messa all’asta e successivamente donata alla Casa di Rubens di Anversa, dove ora è custodita.

Una delle cose che mi affascinano di Tintoretto è come lui abbia manipolato con forza la sua carriera, facendo i salti mortali per ottenere delle commissioni. Tintoretto era in una certa misura il Damien Hirst del suo tempo, ha costruito la sua carriera come proto rock star. Sospetto che Tintoretto fosse un uomo molto intelligente, carismatico, forte, opportunista pignolo, arrogante, non così dissimile da Julian Schnabel.

David Bowie's Tintoretto (Colnaghi Foundation)

Ecco cosa rappresenta Tintoretto: non solo, per quanto straordinario, un artista senza paragoni, bensì la vera e propria essenza vitale dell’arte. Una carica che fluisce oltre i secoli, ispirando generazioni di artisti, e oltre i confini delle arti, contaminando cinema, moda, musica, teatro e ogni forma espressiva. Non è forse (anche) questo, il genio?

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