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Nel 1997, David Bowie compie 50 anni ed è protagonista di uno speciale trasmesso da BBC One: i nove brani andati in onda (e registrati) per l’occasione diventano un album ufficiale… dopo decenni di bootleg.

È l’8 gennaio 1997, un giorno da ricordare: David Bowie compie 50 anni. Per l’occasione, BBC One trasmette uno speciale con nove brani in versione inedita, registrati un paio di mesi prima a New York. Tra una canzone e l’altra, si alternano l’intervista curata da Mary Anne Hobbs e le domande di numerosi artisti, da Damon Albarn a Robert Smith.
Quando Bowie è al lavoro ai Looking Glass Studios newyorchesi per registrare ciò che diventerà ChangesNowBowie, può contare sul basso di Gail Ann Dorsey, la chitarra di Reeves Gabrels e le tastiere di Mark Plati. La band dà così vita a una session acustica dalle sonorità limpide, in netto contrasto con le sperimentazioni elettroniche degli anni Novanta, persino con Earthling, disco che uscirà di lì a qualche mese. Le nove tracce ripercorrono mezzo secolo di carriera, da The Man Who Sold The World a Tin Machine II.
Negli ultimi vent’anni, si sono susseguiti numerosi bootleg del progetto: ora ChangesNowBowie vede ufficialmente la luce, in streaming per il Record Store Day 2020 e su supporto fisico a giugno. Eccolo, brano per brano.

The Man Who Sold The World

Alla pubblicazione dell’omonimo album, nell’inverno del 1970, quella che oggi è considerata una delle canzoni più celebri di David Bowie non ha un gran successo. Almeno fino a che non viene ripresa da Lulu, quattro anni più tardi, anticipando peraltro di un ventennio la consacrazione di un’altra cover: quella dei Nirvana. Mentre Bowie identifica il brano come un sequel di Space Oddity, non si contano le speculazioni sulla presunta ispirazione, da un romanzo di fantascienza di Robert A. Heinlein ai fumetti DC Comics, passando per riferimenti a Jack Kerouac. Eppure, proprio durante l’intervista a BBC 1, Bowie stesso chiarisce che il cuore pulsante del brano sta in “questa grande ricerca, questo grande bisogno di scoprire chi sei veramente”.

 

Aladdin Sane

Title track del disco pubblicato nella primavera del 1973 (l’ultimo con Mick Ronson alla chitarra), precede di poco il romanzo Glam di Richard Allen, che lancia il glam rock tra le fauci dell’opinione pubblica. Quella stessa estate, Bowie decide di uccidere il suo alter ego Ziggy Stardust, ormai privato di originalità e purezza. Nell’immaginario collettivo resta tuttavia un dettaglio: quel fulmine dipinto sul volto di Bowie in copertina. Si tratta di un’intuizione di Pierre LaRoche che, da quel momento, diventa il make up artist personale dell’artista, uno dei geni alla corte di Bowie che avrà grande influenza nella sua immagine. Ultima nota: nella versione acustica di Aladdin Sane, registrata per ChangesNowBowie, spicca la linea vocale cristallina di Gail Ann Dorsey.

 

White Light / White Heat

Registrata nel 1973 per finire nel disco Pin Ups (quello con Twiggy e David Bowie in copertina) viene poi messa da parte… ma non dimenticata. La versione firmata Bowie del brano dei Velvet Underground è infatti protagonista dei concerti, come testimonia il film Ziggy Stardust And The Spiders From Mars, il concerto all’Hammersmith di Londra del 1973. Per i Velvet Underground, il disco che contiene questo brano simboleggia il triplice addio a Andy Warhol, Nico e, successivamente, John Cale; per David Bowie, è una delle canzoni più suonate dal vivo. Proprio in occasione del concerto per i suoi 50 anni, al Madison Square Garden, la suonerà con Lou Reed. A proposito di Reed, è lo stesso Bowie (con Mick Ronson) a produrre il suo Transformer.

 

Shopping For Girls

Dagli anni Settanta basta poco per arrivare ai Novanta. Così, ecco spuntare un brano da Tin Machine II, il secondo (per l’appunto) disco dei Tin Machine, che sfoggia in copertina un gruppo scultoreo della Grecia arcaica: i kouroi, dei nudi maschili. Una scelta artistica che vede subito appioppata, negli Stati Uniti, una bella censura. Non certo per questo motivo, la band di David Bowie ha comunque vita breve, giusto quattro anni, un paio di dischi in studio e un live di commiato. Il brano Shopping For Girls, a dispetto del titolo in apparenza frivolo, racconta una storia di prostituzione minorile tra Filippine e Thailandia. Sono le inchieste della giornalista Sara Terry, moglie del chitarrista Reeves Gabriel, a ispirare il soggetto, mentre l’influenza stilistica nella proposta di tematiche sociali arriva da New York di (eccolo di nuovo) Lou Reed.

 

Lady Stardust

Il 1972 non è un anno semplice per la Gran Bretagna: una sorta di età oscura che vede i conservatori al potere, gli scioperi infiammare il paese, la crisi economica minare le famiglie. Ed è proprio questo il momento di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, la nascita di un alieno scintillante in un mondo privo di colori, baluardo di estro creativo ed evasione. Il brano Lady Stardust è dedicato a Marc Bolan dei T-Rex, precursore del glam rock, il primo a rivelare con grazia la sua immagine androgina e imporsi come straordinario talento musicale glam. Il titolo originale di una vecchia demo è, in effetti, He Was Alright (A Song for Marc). Nella versione originale del brano, i tocchi al pianoforte sono di Mick Ronson.

 

The Supermen

La traccia che chiude il disco The Man Who Sold The World, nella sua versione acustica, in ChangesNowBowie è spogliata dalle ruvidità della chitarra elettrica, senza perdere nessuna battuta in energia. Sarà per i riferimenti al superuomo di Friedrich Nietzsche, peraltro frequenti nelle opere di Bowie, oppure per la stessa origine di questa traccia. Il riff di questo brano arriva direttamente dalle dita di Jimmy Page che, negli anni Sessanta, ha spesso a che fare con David Bowie. Un dono così prezioso da non poter stare nascosto: sbuca infatti di nuovo proprio nel 1997, nella canzone Dead Man Walking, nell’album Earthling.

 

Repetition

La storia è nota: quando David Bowie e Iggy Pop si rifugiano a Berlino, lasciano alle loro spalle una spirale di droga e crisi creativa, per approdare in una fucina di vitalità che sarà riflessa nei loro dischi. Ultimo capitolo della trilogia berlinese di Bowie, Lodger è un disco che si sviluppa intorno al concetto della reinvenzione, della reiterazione di frammenti a costruire nuove identità, nuove realtà. E la nona traccia del disco, Repetition, non solo incarna alla perfezione questa idea, ma rappresenta una delle più crude mai composte dall’artista: affronta infatti il tema della violenza domestica, dal punto di vista disturbante del carnefice, il marito.

 

Andy Warhol

David Bowie non ha mai nascosto la sua ammirazione per Andy Warhol, tanto da dedicare all’artista newyorkese un brano. In origine, la canzone è affidata a Diana Gillespie che, nel documentario The Man Who Changed The World, dichiara di non averla mai apprezzata. Di una diversa opinione è Bowie che, al contrario, decide di registrare una propria versione e includerla nel disco Hunky Dory. C’è un’altra persona che si schiera tra coloro che non amano il brano: Warhol. Anche il primo incontro tra i due non sembra andare nella direzione dell’idillio, tuttavia Warhol rimane colpito dalle zeppe gialle di Bowie, così tanto da dedicare loro un’opera. Per non dimenticare: Bowie si trasformerà Warhol nel film Basquiat di Julian Schnabel, del 1996.

 

Quicksand

Un altro brano tratto da Hunky Dory che, per inciso, è il primo disco registrato da Bowie con Mick Ronson. Traducibile in “sabbie mobili”, lo stesso bowie definisce questo brano una vera e propria “epopea della confusione”, dove pensieri inquietanti e interrogativi esistenziali si intrecciano alle riflessioni di Friedrich Nietzsche e Aleister Crowley, in un gorgo di filosofia e arti magiche, tra mitologia e religione. Un vero e proprio enigma, una strada tortuosa alla continua ricerca del sé e della verità. Del resto, vocazione al cambiamento e ricerca della perfezione sono due facce della stessa medaglia, due aspetti della grande eredità artistica e culturale di David Bowie.

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